La casa degli spiriti

    Arundhati Roy è una scrittrice che ha fatto della sua professione uno strumento per capire e intervenire sulla società. Dopo il successo de Il dio delle piccole cose ha lasciato la narrativa per dedicarsi interamente a saggi e reportage che raccontano gli aspetti più nascosti della società indiana. Oggi, pare, siano stati risolti i problemi dei due italiani rapiti dai “maoisti” indiani e andrebbe riletto il lungo reportage scritto dalla Roy circa due anni fa quando per alcune settimane seguì un gruppo di naxalisti nei suoi spostamenti.
    Questo estratto presentato qui è stato pubblicato recentemente e parte, non a caso dallo sguardo rivolto verso quella che forse è una delle architetture contemporanee più emblematiche: la residenza/reggia che Mukesh Ambani ha fatto realizzare per la sua famiglia. I progettisti sono Perkins & Will, più che uno studio una vera corporation al servizio di corporation, e per questo, ubiquitaria e globale. (che però non inserisce la reggia indiana tra le sue opere, forse per pudore?)
    Arundhati guarda a questa architettura come l’ago della bilancia: più in alto svetta e più in basso spinge il piatto con il suo peso di migliaia e migliaia di esistenze bruciate e distrutte a favore di pochi.

    È un appartamento o una casa? Un tempio alla nuova India, o in un deposito per i suoi fantasmi? Da quando Antilla è arrivato in Altamont Road a Mumbai, trasudando mistero e tranquilla minaccia, le cose non sono state le stesse. “Eccoci”, l’amico che mi ha portato lì ha detto: Rrendi omaggio al nostro nuovo sovrano”.

    Antilla appartiene all’uomo più ricco dell’India, Mukesh Ambani. Avevo letto di questa come la dimora più costosa mai costruita, i ventisette piani, tre piazzole di eliporto, nove ascensori, giardini pensili, sale da ballo, sale meteo, palestre, sei piani di parcheggio, e i seicento servi. Niente mi aveva preparato per il prato in verticale, una parete verticale d’erba alta 27 piani attaccata ad una vasta griglia metallica. L’erba era secca a macchia; i pezzi erano caduti in rettangoli ordinati. Chiaramente, la Trickledown* (la teoria della distribuzione capillare) non aveva funzionato.

    Ma il Gush-Up certamente sì. Ecco perché in una nazione di 1,2 miliardi di abitanti come l’India, le 100 persone più ricche posseggono beni pari a un quarto del PIL.

    Le voci di strada (e nel New York Times) dicono, o almeno prima lo facevano, che dopo tutto questo sforzo e il giardinaggio, gli Ambani non vivono più ad Antilla. Nessuno lo sa per certo. La gente ancora sussurra di fantasmi e sfortuna, Vaastu e Feng Shui. Forse è tutta colpa di Karl Marx. (Tutto ciò senza offesa.) Il capitalismo, ha detto, “ha evocato tali giganteschi mezzi di produzione e di scambio, che è come il mago che non è più in grado di controllare le potenze degli inferi che egli ha richiamato con i suoi incantesimi “.

    […]

    Il capitalismo è in crisi. Il Trickledown è fallito. Ora anche Gush-Up è in difficoltà. La crisi finanziaria internazionale sta finendo. il tasso di crescita dell’India è crollato al 6,9 per cento. Gli investimenti esteri si stanno tirando fuori. Le principali società internazionali sono sedute su mucchi enormi di soldi, non sicure di dove investire e non sicure di come la crisi finanziaria si trasformerà. Questo è un grande crack strutturale del colosso del capitale globale.

    I veri “becchini” del capitalismo può finire che siano gli stessi profeti dai comunicati deliranti, che hanno trasformato la fede in ideologia. Nonostante la loro intelligenza strategica, sembrano avere difficoltà a cogliere un semplice dato di fatto: il capitalismo sta distruggendo il pianeta. I due vecchi trucchi per uscire dalla crisi nel passato – guerra e Shopping -semplicemente non funzioneranno.

    Sono rimasta fuori Antilla per lungo tempo a guardare il sole tramontare. Ho immaginato che la torre fosse profonda quanto la sua altezza. Che aveva una radice lungo 27 piani, che si snoda sotto terra, succhiando avidamente il sostentamento dalla terra, trasformandola in fumo e oro.

    Perché gli Ambani hanno scelto di chiamare il loro edificio Antilla? Antilla è il nome di una serie di mitiche isole la cui storia risale a una leggenda iberica dell’ottavo secolo. Quando i musulmani conquistarono la Spagna, sei vescovi cristiani visigoti e i loro parrocchiani si imbarcarono sulle navi e fuggirono. Dopo giorni, o forse settimane, in mare, arrivarono ​​alle isole di Antilla, dove decisero di stabilirsi e di fondare una nuova civiltà. Hanno bruciato le loro barche per recidere definitivamente i legami con la loro patria dominato dai barbari.

    Chiamando la loro torre Antilla, gli Ambani sperano di recidere i loro legami con la povertà e con lo squallore della loro terra per fondare una nuova civiltà? E’ questo l’atto finale del movimento secessionista di maggior successo in India? La secessione delle classi medie e alte verso lo spazio?

    Al calar della notte su Mumbai, guardie in camicie di lino croccanti con gracchianti walkie-talkie appaiono fuori dai cancelli che chiudono Antilla. Le luci ardono, forse per spaventare i fantasmi. I vicini si lamentano che Antilla abbia rubato le luci della notte.

    Forse è tempo per noi di riprenderci la notte.


    ARUNDHATI ROY, Capitalism: A Ghost Story, pubblicato su OutlookIndia.com

    * Tricledown e Gush Up sono due opposte teorie economiche relativamente al modo per sollevare l’economia: se immaginiamo la società economica come una piramide, la prima teoria sostiene che gli effetti migliori si ottengono finanziando il vertice in modo che poi per capillarità la ricchezza arriva anche alla base. La seconda sostiene che, affinchè la ricchezza si distribuisca, deve partire dalla base e poi “zampillare” in alto. Roy sostiene che la teoria del tricledown ha avuto come unico effetto l’arrichhimento di pochi individui e corporation a fronte di un costante impoverimento delle classi sociali più basse. (almeno è quello che ho capito io, ma se non è corretto sarò felice di riportare qualsiasi informazione più articolata e preparata.)


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