Invisibilità

    Una brano di Rainer Maria che sembra parlare del nostro rapporto con l’immaterialità della rete. Illuminante.

    ”Ancora nei padri, nei padri dei nostri padri, una casa, una fontana, una torre significavano infinitamente più, perfino la loro propria veste, il loro mantello, quasi ogni cosa era infinitamente più familiare, un vaso in cui essi accumulavano ancora altro umano. Ora incalzano dall’America vuote cose indifferenti […].
    Le cose ani-mate, vissute, consapevoli con noi, declinano e non possono più essere sostituite. Noi siamo forse gli ultimi che hanno conosciuto tali cose. […].
    La Terra non ha altro scampo che diventare invisibile. In noi che con una parte del nostro essere partecipiamo dell’invisibile, abbiamo (almeno) cedole di partecipazione a esso, e possiamo aumentare il nostro possesso di invisibilità durante la nostra dimora qui – in noi soltanto si può compiere questa intima e durevole metamorfosi dal visibile all’invisibile, indipendentemente ormai dalla visibilità e tangibilità.”
    (R. M. Rilke, Lettere da Muzot, Cederna, Milano, 1947, lettera 323)

    Dalla relazione illustrativa “SÌ, MA CHE CI FAI CON LO SPAZIO VUOTO? NIENTE.”, p.8, concorso CO/Auletta,
    Progetto, direzione artistica e coordinamento di Luca Diffuse, Direzione scientifica di Elena Pirazzoli Con: Based Architecture Emanuela Ascari, Nicola Di Croce, Giuseppe Maiorana Studio Iknoki
    via Abitare.it


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