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Ad Architettura l’apparenza conta! [#2]

    Anche se nei primi tempi sembra un ambiente molto informale, casual, prêt-à-porter… con gli anni, lo studente medio di architettura impara che una polo Lacoste, all’esame, è meglio della t-shirt con su scritto “Dalla non è un cantante, è un consiglio”.
    Sia chiaro: non è che il prof ti abbassa il voto per la t-shirt di Dalla, ma ti guarda un po’ con l’occhio malinconico e pensa “ahhh… gioventù bvuciata… questi son gli avchitetti del domani… con questo gusto estetico da havd discount.”
    E’ per questo che gli studenti con gli anni si evolvono e si adeguano.
    Vediamo quindi quali sono i capi e gli accessori più frequenti:

    -         Converse. Trendy ma non troppo, casual ma non troppo, non impegnano e non fanno troppo frikkettone: insomma stanno bene un po’ con tutto, non ti fanno fare figuracce, non sporcano, e ti riportano anche il giornale.

    -         Le ballerine. Un MUST pseudo bonton sia che facciano +45°C che       -45°C, sia per i piedini di fata che per i piedoni da mammuth . Meno frequente il tacco 10, obbligato il giorno della laurea, ma lanciato in aria alla fine della discussione insieme alla tesi.

    -         Polo Lacoste/Ralph Lauren/Fred Perry: Onli for cul pipol, forniscono la giusta aura profescional anche a chi in realtà profescional non è.

    -         Camicia. Sdoganata anche nella versione low cost (by Oviesse), ma rigorosamente a manica lunga: la manica corta è solo per l’ingegnere o il geometra sessantottino.

    -         The Bag. Intrappolato tra la necessità di uno zaino  con lo schienale anatomico (ah! Caro vecchio Seven!!), e il sogno di una ventiquattrore, lo studente medio oscilla tra uno scomodissimo Eastpak e una costosissima Piquadro, passando per una serie di improbabili sportine di qualsiasi forma e misura.

    -         Foulard/Sciarpa: Accessorio fondamentale. Di solito si inizia ad usare dopo il 2° anno… per differenziarsi dall’amico che fa Ingegneria. Larga e indossata come un vero architetto: buttata su come se non importasse, ma in realtà è stato creato un modello matematico (dal vostro amico ingegnere), e una modellazione su rhino per la giusta angolazione . Nera, rosso bordeaux o grigio ciliegia.

    -         Portamine: Non si può essere studente di architettura senza avere un portamine. La 0.5 non va bene. Troppo di massa. Accettabile la 0.7. Il top al momento è la E-motion Faber Castell con mine 1.4, ma attenzione: ce l’hanno in troppi, tra poco non sarà più abbastanza di nicchia, e bisognerà cambiarla quasi sicuramente. Tenete pronto ebay per rivenderla o comprate la versione in plastica che costa meno di quella cromata. (poi non dite che non vi avevo avvisato)
    E’ infatti preventivabile il ritorno della matita con la mina grande, amata e posseduta da molti prof nostalgici, e usata dagli studenti più vintage (specie quelli provenienti dal liceo artistico). I geometri guardano e scuotono la testa dall’alto delle loro KOH-I-NOOR 7H.

    Ora invece cosa è più OUT e assolutamente da evitare:

    -         Camicia hawaiana a maniche corte: cromatismi indelicati come quelli hawaiani vi garantiranno terra bruciata nei luoghi di aggregazione nonché la bocciatura.

    -         Le crocs e i bermuda: passino per le lezioni (anche se sarete considerati degli appestati), ma presentarsi all’esame di laboratorio con crocs e bermuda, non è giustificabile nemmeno se avete dovuto stampare 15 minuti fa e non avete fatto in tempo a cambiarvi.

    -         RAPPER STYLE: e’ ancora di moda. Può anche piacere ad alcuni prof. giovani (under 45) fans di Fabri Fibra. Tuttavia il cavallo dei pantaloni a 20 cm dal suolo è sempre un’ incognita. Sconsigliato.

    La tuta in acetato: credo sia innegabile che la tuta in acetato dai colori fluo anni 90, mal si concilia con la facoltà di Architettura. Eppure il sottoscritto ha assistito personalmente ad una scena che ricorderà per la vita. Esame di Rilievo. Appello pre-esame… l’ultimo gruppo in lista non risponde… quando di colpo si apre la porta, ed entrano un ragazzo e una ragazza affannatissimi che urlano: PRESENTE!
    Entrambi indossavano scarpe da ginnastica e tuta in acetato (lui blu elettrico e lei rosa fluo, con sponsor di una società di pallavolo).
    La prof li scruta attentamente e dopo qualche secondo di sconcerto esclama acidamente: scusatemi ma credo abbiate sbagliato facoltà. L’ISEF non è qui.
    Durante l’esame dovranno sorbirsi anche lo scherno della prof che li chiamerà MILA e SHIRO… ma ahi loro, alla fine verranno bocciati. (non solo per la tuta… ma anche per i rilievi che avevano fatto. Una strada di 500 metri su gugol maps, risultava lunga più di 700 metri sulle loro tavole. Unacceptable.)


    01/10/2010 | Filed under Ricreazione.

    55 r9isposte a Ad Architettura l’apparenza conta! [#2]

    1. UASDA says:

      Six hands-written post.
      UASDA + UQSDA + Coinquilina UQSDA

      UQSDA + C.UQSDA = DUE QSDA = DQSDA.

      Good night.

      [P.s.: la testatina è ancora un concept. Nelle intenzioni dell'autore rappresenta l'evoluzione dell'architetto da spermatozoo a individuo che costruisce i grattacieli (e li guarda dall'alto in basso) ... passando però la fase intermedia = i libri.
      Sotto ci sono tutte le mani delle persone che l'architetto incontrerà durante il suo percorso: da chi gli fà le corna, a chi indica il suo progetto come per dire MA CHE è 'STA CA..TA?]

      • rem says:

        Da spermatozoo ad archistar, il percorso dell’architetto mi sembra chiarissimamente illustrato dalla “testatina” (tra l’altro, solo uno SDA può chiamarla “testatina”)
        Un po’ mi dispiace per Mila&Shiro, io vrei dato loro un voto in più per la categoria “coordinato”.
        Bravi DQSDA :-)
        mi avete fatto ricordare i miei tempi paleozoici

      • UQSDA says:

        la folla acclamante è favolosa…..un aperitivo l’egocentrismo del futuro architetto…

        • UQSDA says:

          il gruppo sarebbe UASD+DQSA…ma sta diventando complicata…facciamo che è UASD + collaboratrici…

          • rem says:

            e chè, già c’ha gli assistenti? UASDA il successo ti ha già trasformato in un BARONE!

            • UASDA says:

              :D Vero Rem… è molto bello avere le assistenti.
              Tuttavia non ci sono solo onori, ma anche oneri.
              Sono assistenti molto attente ai dettagli: ad esempio la testatina della scorsa puntata mi è stata ampiamente criticata… addirittura giudicata troppo “tristemente ANNI 20″. Devo mantenere alta la guardia altrimenti mi pre-pensionano.

              • UQSDA says:

                Sentitelo come si inalbera….sembra che gli importi l’appunto sulla colonnina neoclassicista……e cmq si…se la tira abbastanza solo perchè elabora concept dalla mattina alla sera. :D

    2. Eviliano says:

      oddio cosa mi hai fatto ricordare!!
      esame di “fondamenti di urbanistica”:
      il mio compagno di gruppo, un rapper della vecchia scuola, si presenta col il seguente abito:
      (dalla testa ai piedi)
      2 patacconi sbrilluccicosi alle orecchie
      2 tatuaggi a forma di stella-in-tecnicolor sui gomiti
      canotta da basket direttamente dall’NBA
      pantaloncini 5 taglie + grandi
      e dulcis in fundo….
      vecchi zoccoli in legno (o, come si dice dalle mie parti,”chianill”) che quando camminava per l’aula si sentiva solo lui con il suo “taak-taaaak”…da far invidia al peggior cantante napoletano…

      lui non era un pessimo studente, anzi…
      il progetto non era male,anzi…
      peccato che a f. non andò proprio giù questa “divisa da esame”!

      • UASDA says:

        Credo sia stata colpa dei tatuaggi.
        Insomma se stai ad architettura non puoi permetterti il Technicolor. O scala di grigi ben dosata ed equilibrata oppure vai direttamente di esacromia. (magari pannellizzando i gomiti)

    3. ele says:

      bravissimi tutti gli AQSDAC!
      ..ma una domanda da prof joia (per trad e ortografia del termine rivolgersi rem): non è che state sottraendo tempo prezioso ai vostri studi?
      nel caso, se io fossi vostro prof, vi darei un credito per il lavoro di analisi e sintesi. provate.

      poi alcuni appunti:
      camicia maniche lunghe sì, ma solo se con maniche arrotolate…meglio bianca.
      borsa: ma io direi minimo l’architetto vuole la freitag, se è architetto delle masse. altrimenti analogo più di nicchia, magari marca berlinese.
      polo ecc. danno sicuramente impronta profescional, ma un po’ da architetto standard, no…? non me ne vogliano i colleghi maschi, visione da femmina.

    4. alvar says:

      ma non parliamo della tipologia miatteggioadandychefainteressante?
      io andavo al politecnico avvolto in un tabarro nero con fare da poète maudit…le uniche che mi notavano erano over 50…le stesse che poi mi davano il voto :-)
      per te rem che apprezzi:
      http://www.youtube.com/watch?v=yV5NQyT3DFE

      • rem says:

        poete maudit?!? O siur, come direbbe qualcuna…
        Grazie per il link, ho apprezzato molto: al mio disgustometro baustelliano ora si è aggiunta una nuova tacca
        :-)

      • d.oriana says:

        alvar, non sono così sicura che rem apprezzi il bianconi ;)

    5. alvar says:

      vabbè già che ci sono…ma vogliamo parlare del perchè gli intellettuali (e per il rotto della cuffia ci buttiamo dentro anche gli architetti) amano la barba?
      vi allego una interessantissima analisi della Maria Teresa:
      http://archiviostorico.corriere.it/2010/settembre/18/Quel_tocco_virilita_che_donne_co_9_100918066.shtml

      • rem says:

        per quel che mi riguarda, porto la barba non perché intellettuale ma perché mi piace avere qualcosa da pettinare. E poi me la sto facendo crescere perché devo partecipare a un concorso di baffi di cui presto vi parlerò.
        Dell’articolo della Maria Teresa (ma chi cavolo è?) mi pice la chiusa: “La barba è l’ ultima rivendicazione di virilità. Ormai l’ unica cosa che le donne non posso avere». O quasi.”
        In quel “quasi” è racchiuso un mondo.

      • Massimiliano says:

        Teresa mi ha quasi convinto a radermi la barba accumulata in un mese… se non fosse che devo partecipare a un tweed run

    6. m.arch.antonio says:

      ehm, è questa la matita di cui dite?
      http://img836.imageshack.us/img836/3199/fgeiour.jpg

      • d.oriana says:

        SDA, ma neanche un cappello tra i must-have?
        mancano gli anfibi, si vede che la rivoluzione non è armata di matita (“this machine kills fascists”… http://www.youandmetheroyalwe.com/prod-facistpencils.html )
        i due pallavolisti in un’università americana avrebbero la borsa di studio anzichè la discriminazione ;)

      • UASDA says:

        Si M.Arch, la mina interna credo sia quella giusta (grossa appunto), ma l’involucro esterno… beh… non ci siamo proprio.
        Non è da architetto.

        Quelle da architetto mi pare le produca la MARTINI (what else?) e son simili a questa vicino al carboncino: http://img227.imageshack.us/i/matite13dr3ap.jpg/

        @D.oriana: Mah ti dirò… io tanti cappelli non ne vedo. C’è qualche irriducibile del cappello alla cauboi, ma son tipo 3 su 500… giusto quelli più somiglianti a jon uein. I Rarissimi prof che indossano il cappello tutto nero, con completo tutto nero… vengono soprannominati THE UNDERTAKER nel giro di due giorni dall’avvistamento. (the undertaker = http://www.news4i.com/wp-content/uploads/2010/06/the_undertaker.jpg)

        • rem says:

          cappello alla cauboi?!?!? Ma dove vai all’università di brochebechmauntain? 3 su 500 è comunque una percentuale altissima, troppo per un paese appena appena europeo.

    7. rem says:

      in generale, notavo che non c’è più molta differenza di vestiario tra le diverse facoltà: tra architettura, economia e lingue, passando per la facoltà c’è una certa omologazione. Tanto più che gadget inequivocabili come cartelline e tubi non si usano più e tutti portano appresso solo il portatile.

    8. massimiliano says:

      tanti secoli fa al politecnico di Milano c’era un tunnel che collegava Ingegneria e Architettura, lì era un gioco facile e divertente capire a quale facoltà ognuno fosse iscritto… (non ho idea se esiste ancora)

      • alvar says:

        tanti secoli fa gli ingegneri del politecnico venivano a studiare nella biblioteca di architettura per cuccare. tu li guardavi con un misto di pena e superiorità e pensavi che con quel ciuffo unto non rimorchiavano neanche la bidella.
        la geek-age ha stravolto tutto…. adesso col fatto che sono tra i pochi a poter ambire a un contratto a tempo indeterminato sono le architettine che studiano a ingegneria…:-(

        • ele says:

          no, scusa sai, ma tu che ne sai delle architettine di oggi…?? -_-

        • m.arch.antonio says:

          confermo che si usava andare in aula IV o in bilbioteca a “studiare”; è anche vero che a quei tempi -seconda metà degli anni 80- la percentuale di pulzelle, a ingegneria, era veramente esigua -e lasciava decisamente a desiderare-

        • massimiliano says:

          percorrevo il tunnel per andare nell’aula gigante ad ingegneria dove seguivo istituzioni di matematiche mentre stramaledivo quelle micro aule con i pilastri in mezzo alla via di architettura… dalle parte del tunnel c’era un negozietto simpatico dove vendevano anche dei cd…(machimel’hafattofàatrasferirmipoi?)

          “architettine” unsepòsentì :D

    9. ele says:

      scusa vuoi darmi della moralista??
      guarda che sono io quella con il tipo dalla maschera sadomaso…
      no no più architettini e architettine per tutti!
      (tranne per alvar!)

    10. massimiliano says:

      UASDA, a questo punto puoi aggiungere i giusti tag sedimentati nei commenti…

      • d.oriana says:

        il tunnel c’è ma la libreria clup non c’è più. in compenso è migliorato e raddoppiato il bar.

        peccato per i pallavolisti, negli stati uniti avrebbero una borsa di studio anzichè la discriminazione per l’acetato

    11. enrico3.1 says:

      E la Moleskine nera media che pur di tirarla fuori ti segni anche il numero della “ciavatta” per le spine che chiedi in portineria…

      • UQSDA says:

        Hai assolutamente ragione…
        a dire la verità c’è stata una indecisione nell’inserirla ora qui o magari dedicarle spazio più avanti…abbiamo optato per la seconda…

        PS: non dimentichiamoci la caduta accidentale dalla borsa pur di farla notare…

        • enrico3.1 says:

          Ahhahaha!! giustissimo! cmq si la moleskine e il tubo sono capitoli a parte!

          • rem says:

            tubo? ma perché si usano ancora?

            • UQSDA says:

              fino a 4 anni fa si…è un pezzo vintage…quando c’era ancora l’indecisione e la spaccatura tra i prof tavoleamanoVStavoledigitali……ora solo ed esclusivamente portatile…il massimo del “tubo” che si vede in giro è il sacchetto lungo della copisteria, avendo stampato mezz’ora prima dell’esame è inutile strasbordare le tavole nel tubo vero….

              • ele says:

                i tubi degli architetti sono l’incubo degli archivisti…

              • enrico3.1 says:

                Io il tubo lo uso ancora e con grandissimo orgoglio!e poi ti dirò che i prof non ti fanno revisione sul pc ma solo sulle tavole, almeno a roma3 è ancora cosi!

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