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ripensamenti notturni

     

    Vorrei dire che non sono un architetto industriale. Sono come mio padre, che era un architetto artigiano. A casa nostra, dove lavorava, aveva una stanza e passava la notte cancellando gli errori. A quel tempo o cancellavi gli errori o dovevi rifare il disegno. Mia madre lo aiutava e anche lei passava le notti a cancellare. Ricordo che da bambino vedevo questi due poveracci con una lampada che cancellavano disegni. Eppure lui pensava che un disegno dove puoi vedere le tracce di ciò che è stato cancellato rende meglio l’idea della storia del lavoro, del pensiero che ci sta dietro.

    Ettore Sottsass


    17/11/2010 | Filed under Scelto per voi and tagged with .

    10 r9isposte a ripensamenti notturni

    1. rem says:

      mi piace molto l’idea di essere un artigiano, uno che lavora con la materia, con fatica e dedizione, senza pretese ma con l’orgoglio di fare bene, senza “ismi” o “star”, anche anonimamente.
      Poi, l’idea che le idee, col loro turbinare e mutare, lascino il segno è bellissimo, col digitale è praticamente impossibile, magari si tratta di trovre altre strategie e metodi rappresentativi.

      • XVII says:

        si dovrebbero conciliare entrambe le cose,
        ormai l’avvento della tecnologia sta astraendo troppo da quello che è il risultato finale…fino ad arrivare a volte all’illusione di realizzare qualcosa di tecnicamente ancora irrisolto.

      • Andreoide says:

        Caro Rem, non vedo altra possibilità seria all’essere artigiani. Si può esserlo anche con Sktcp, disegnando il serramento di ferro, con il fermavetro, il vetro, le viti: incastrare il serramentista o il fabbro con idee compiute.

        • rem says:

          caro andreoide, mi piacerebbe che il digitale accogliesse invece i tentennamenti del disegno a mano, che raccontasse attraverso una timeline l’evoluzione delle idee, che lasciasse spazio all’indeterminato, un po’ il contrario del superdettagliatissimo modello a cui ti riferisci nel commento.

          • Alvar says:

            credo che essere architetto-artigiano oggi sia mettere da parte (purtroppo) atteggiamenti e lentezze tipiche di altre epoche ma allo stesso tempo rifiutare la filosofia del copia incolla. Un progetto ben ponderato lo si vede anche se disegnato col cad.

          • Andreoide says:

            Il disegno, la prospettiva in sktchp, per quanto dettagliata, lascia sempre degli spazi vuoti, degli adattamenti, degli spessori, delle incertezze, difformità, adattamenti, che l’artigiano (quello che realizzerà l’oggetto) sarà costretto a interpretare o riempire. Nel digitale di tentennamenti ce ne sono anche troppi solo che non si vedono; neanche il fabbro li vede finchè non realizza l’oggetto. Per dire che sto sperimentando meno delusioni, o delusioni minori, da quando disegno un mobile o la carpenteria con sktchp.

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