
Mentre pranzavo, mi sono fermato a guardare la posata che stavo usando, una forchetta comprata all'Ikea.
Ho pensato che queste posate Ikea sono belle, non scontate nelle linee, semplici, pratiche, un ottimo esempio di cultura progettuale su produzioni a vasta scala, raffinate nella loro semplicità ma, soprattutto dal costo bassissimo.
Poi ho pensato che sono realizzate in milioni di esemplari identici e intercambiabili e che, nonostante siano un prodotto evoluto e consapevole di design, sono strumenti indifferenti alla qualità di ciò che aiutano a portare nella bocca dei fruitori: che sia tartufo d'Alba o hamburger surgelati comprati al Lidl rimangono asceticamente indifferenti.
Poi ho pensato che mi sembrano la metafora ideale per la generazione di architetti a cui appartengo: pieni di cultura, efficienti, disincantati sulla propria funzione pratica, estetica e sociale ma, soprattutto, numerosissimi e a costo zero.
Mi è passato l'appetito.

on 29 January, 2008, 10:54 am
in quella specie di comune spirituale che era (o era ai miei occhi) il bauhaus, non erano così pessimisti...
o tempora o mores!
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