Il colosseo d’Abruzzo

Quattro giorni di festeggiamenti con fuochi d’artificio, coriandoli, spettacoli teatrali e musicali, ospiti importanti e politici in quantità. L’attenzione della città era stata allertata già in anticipo grazie ai manifesti che, in numero spropositato e con finalità capziose, hanno invaso i muri cittadini. Un po’ tutti i partiti politici hanno pensato di stampare e affiggere il loro bel manifesto in cui annunciare, con veemenza e convinzione, il loro insostituibile e decisivo apporto al recupero di cotal monumento. Fa sorridere, ma è comprensibile visto che, di fronte a una ristrutturazione maturata in non meno di 20 anni, ogni partito politico che abbia messo piede al Comune ha preteso la propria fetta di merito. Del resto, in ogni parata che si rispetti tutti, anche quanti hanno remato contro, alla fine vogliono salire sul carro e fare ciao-ciao con la manina a chi sta giù.
Le (auto)celebrazioni per la riapertura dell’Ex-Aurum sono state tali e tante da eclissare quelle per altrettanto importanti pezzi di città d’alfonsiana quali la centrale Piazza Salotto o la fiorita aiuola a forma di orologio da polso al termine di corso Umberto. Ma, si sa, un investimento di 10 milioni di euro ha il suo peso, tanto più che intorno alla pineta dannunziana e alla riviera sud si stanno concentrando molti degli interessi futuri.
Torniamo al nostro edificio. Con la sua storia travagliata (prima locale per turisti “libertyni” poi liquorificio) è un po’ il simbolo di una Pescara ibrida, raffazzonata e, in certa misura, confusa nel suo procedere per tentativi e cambi di rotta. Nelle sue vicende altalenanti e nel suo essere mutante, testa eclettica con colonne e capitelli floreali e corpo possente con archi e mattoni di stampo razional-classicista, questa costruzione riassume un’intera città: approssimata, indecisa, paratattica ma proprio per questo in grado di accettare diversità ed elementi estranei inglobandoli senza troppe pretese.
Oggi, terminato il restauro, mi trovo in uno spazio ricco di suggestioni, ineccepibile nelle scelte di ristrutturazione, rispettoso delle qualità estetiche e spaziali originarie ma freddo perché vuoto, ancora una volta incerto sul suo futuro, su cosa andrà a ospitare. Contrariamente a qualsiasi logica prassi progettuale, che vuole un buon progetto nascere da una chiara definizione degli intenti e delle funzioni che una struttura andrà a ospitare, qui è stato riportato tutto a lucido senza sapere esattamente per cosa.
I politici, e in questo hanno dato fondo a tutta la loro affettata retorica, si sono lanciati in spericolate produzioni verbali, immaginifiche quanto vuote: “Casa della scienza”, “Centro di eccellenza dell'ambientalismo scientifico italiano”, “Luogo ospitale dei fermenti più vivi ed originali della ricerca e dell’espressione artistica”, “Piccolo colosseo”(1 ) o, più prosaicamente, “Centro di produzione e commercio di prodotti tipici abruzzesi”. Tuttavia, di tutte le proposte-slogan quella che preferisco in assoluto è “Fabbrica delle idee”: in mesi e mesi, le menti più feconde della Pescara creativa non sono riuscite a partorire un’idea convincente e questo posto dovrebbe servire addirittura a fabbricarne?
A chi fosse interessato all’edificio, consiglio una visita solitaria evitando concerti, tavole rotonde, degustazioni e lounge bar di rito. Entrando guidati dal tappeto rosso si può sostare nella grande sala a doppia altezza e grandi lucernari denominata “Sala degli alambicchi” dove un occhio attento noterà gli infissi originari mossi da un complicato sistema di leve e tiranti.

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Andando oltre, passate sulla balconata, uscite all’aperto e fate un bel respiro per godervi la grande corte centrale. Scendete le scale, puntate verso le sale in fondo al piano terra dove si possono ancora vedere i murales di Jiulian Opie e di Sylvie Fleury. Da qualche parte dovrebbe esserci ancora l’intervento di Getullio Alviani ma non sono riuscito a trovarlo.

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Per chi era a Pescara nell’estate del 1995, l’Ex-Aurum ricorda quella che, forse, è stata l’edizione più bella e appassionante di Fuori Uso, la mostra d’arte che ogni anno adotta spazi abbandonati cittadini per allestire percorsi artistici sempre diversi. All’epoca, scoprire questo edificio, con le sue ali semicircolari, i mille cunicoli, gli spazi residui, le stanze nascoste era altrettanto emozionante quanto osservare le opere di Pistoletto, Paladino, Merz, Alviani, Cattelan e tanti altri artisti.
Riprendete le scale, non prima però di aver dato uno sguardo alla vecchia fornace in mattoni, Image e salite al primo piano dove è possibile passeggiare nelle due sale curve con i grandi archi che si aprono su quello che rimane della pineta (oggi chiamata “Riserva naturale della Pineta d’Annunziana”, maledetto toponomarketing ).

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Abbandonatevi a un valzer immaginario, tanto non c’è nessuno, e riprendete fiato guardando fuori la finestra i pescaresi che per un qualche misterioso motivo, si raccolgono quotidianamente a frotte per riempire d’acqua bottiglie e taniche alla fontanella.
Riprendete le scale e salite sulla terrazza dalla quale potete ammirare la facciata razionalista che fa da curioso contraltare a quella liberty rivolta verso l’esterno.

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Ritornando verso l’ingresso, divertitevi in una caccia al tesoro: cercate e raccogliete le targhette a rilievo che spiegano, in modo alquanto didascalico ma divertente, le funzioni ospitate nelle varie stanze.

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(1) “preziosa cassa armonica in grado di far risuonare nello scenario internazionale il dinamismo e l’effervescenza della cultura pescarese all’insegna della relazione e dell’apertura al nuovo e all’altro, in cui troviamo la cifra più vera dell’antico respiro mediterraneo che desideriamo possa animare questo nostro XXI secolo” tratto dal sito ed esempio di come a volte sia facile cadere nella goffa e tragicomica prosopopea dei comunicati stampa.

Alcune foto le potete vedere qui.

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Posted by lina bo  
on 25 July, 2007, 1:56 pm
se ti avvicini alla fontanella (sempre se non ce troppa gente assetata!! ) e sbirci all'interno dell Aurum dalle finestre del seminterrato scoprirai che il "cunicolo" Alviani sta proprio lì (purtoppo) posizionato tra la stanza delle scope e un'uscita di sicurezza... forse meritava un po' più di attenzione... sì decisamente la meritava.

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Posted by rem  
on 25 July, 2007, 2:16 pm
Avranno fatto anche una targhetta "stanza delle scope"?

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Posted by hotrat  
on 25 July, 2007, 3:37 pm
Complimenti per la "recensione"...malgrado non fossi sempre d'accordo è stato un piacere leggerla....

Vi vorrei però segnalare una cosa:
- Fondale razionalista;
- Bandiera italiana proiettata sull'intera superficie;
- Sfondo in tessuto nerissimo;
- Bandiere e stendardi di enti amministrativi a profusione;
- Pulpito in prima linea e schiera di autorità alle spalle;
- Attenti vigilanti in uniforme che scrutano dall'alto la folla oceanica.
Ma non sono tutti elementi di un comizio fascista!?

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Posted by rem  
on 25 July, 2007, 3:51 pm
La retorica dei comizi politici è sempre la stessa: cambiano solo i valori RGB.

Dai dimmi su cosa non sei d'accordo, mi piace sentire opinioni diverse da quelle che, superficialmente e frettolosamente, escono dalla mia tastiera.

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Posted by cate   www
on 25 July, 2007, 5:43 pm
Vi cercavo in mezzo alla folla la sera dell'inaugurazione!
Forse racconterò a breve quella serata.
Prima non avevo tempo.

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Posted by Massimiliano  
on 26 July, 2007, 5:42 am
in effetti non c'eravamo...

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Posted by  
on 26 July, 2007, 12:36 pm
Se non eravate all'inaugurazione allora non avete potuto ascoltare la colonna sonora di star trek - Deep Space Nine, che ha accompagnato l'evento da un'ora prima del taglio del nastro, fino all'inizio (decollo?) dei festeggiamenti.
Mi trovo d'accordo con Hotrat, molta retorica da neo-fascismo, ma tutto questo non fa altro che farmi diventare più simpatica questa amministrazione.

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