Dai balconi in pochi si affacciano verso il basso.
Il cielo indaco cosparso di stelle all’improvviso era diventato nero come la pece e privo di luci:
le lampade stradali sono spente e sostituite da più glamour luci stroboscopiche.
Le stelle, la luna, i lampioni nebulosi ai due capi del vicolo erano scomparsi.
Il suono è assordante: basta appoggiarsi alle vetrine per sentire le vibrazioni.
Il rombo lontano delle auto e il sussurrare degli alberi erano spariti.
Gli sguardi misurano, soppesano, squadrano, giudicano, confrontano seni, caviglie, spalle, zigomi.
La serata fragrante all’improvviso era fredda e pungente.
Si sente nell’aria l’odore acre della nebbia artificiale.
Erano circondati da un’oscurità totale, impenetrabile, silenziosa, come se una mano gigante avesse gettato un spesso mantello ghiacciato sull’intero vicolo, accecandoli.
I corpi camminano imperterriti, come soldati lobotomizzati nel nome della moda.
Per un istante Harry credette di aver praticato la magia senza volerlo, nonostante avesse resistito più che poteva.
Una parata come quella del 2 giugno con colonna sonora da discobar.
Poi la ragione ebbe la meglio: non aveva il potere di spegnere le stelle.
Applausi fragorosi accolgono l’unico corpo oversize in una moltitudine di stereotipi anoressici.
Voltò la testa da una parte e dall’altra, cercando di vedere qualcosa, ma l’oscurità premeva sui suoi occhi come un velo senza peso.
Un corpo sfila trascinandosi dietro una bambina piccola con stretto un asinello grigio di peluche.
La voce terrorizzata di Dudley esplose nell’orecchio di Harry. «Che cosa s-stai facendo? F-fermati!»
Si apre una competizione (per cosa? ) tra ballerine-ginnaste che volteggiano (forse) a suon di musica.
«Non sto facendo niente! Zitto e non muoverti! »
«Delle hostess passeranno a ritirare le schede per le votazioni consegnatevi unitamente alle penne dono del gentile sponsor.»
«N-non ci vedo! Sono d-diventato cieco! Io ...»
«Un applauso d’incoraggiamento, anche se non ce n’è bisogno.»
«Ho detto zitto!»
Una giocoliera fa roteare delle torce pericolosamente vicino a capigliature ipercotonate.
Harry rimase immobile, spostando lo sguardo cieco a destra e sinistra.
Le immagini riprese in diretta sono proiettate su grandi teloni.
Il freddo era così intenso che tremava tutto, sulle braccia gli era spuntata la pelle d’oca e i peli sulla nuca erano ritti.
È mezzanotte e si indossano occhiali da sole d’ordinanza.
Spalancò gli occhi più che poteva, gettando intorno uno sguardo vacuo, senza vedere.
Nel mezzo del vicolo c’è una pedana: sopra l’immancabile cubista ancheggia impercettibilmente per non sudare.
Era impossibile ... non potevano essere lì ... non a Little Whinging, tese le orecchie ... li avrebbe sentiti prima di vederli...
La pelle deve essere lucida, mai sudata.
«Lo d-dirò a papà!» piagnucolò Dudley. «Dove sei? Che cosa stai f-fa...»
Lo sguardo mira un punto a cinquanta centimetri sopra l’orizzonte, messa a fuoco all’infinito.
«Vuoi stare zitto!» sibilò Harry. «Sto cercando di ascol...» Ma all’improvviso tacque. Aveva sentito proprio quello che temeva.
Un enorme frigorifero casalingo troneggia in mezzo alla strada, tutt’intorno cartoni vuoti con resti di rustici e pizzette.
C’era qualcosa nel vicolo oltre a loro due, qualcosa che faceva respiri lunghi, rochi, sonori.
Un’autoambulanza è abbandonata a metà del marciapiede, i suoi lampeggianti vanno a ritmo con la musica.
Harry, tremante nell’aria gelida, avvertì un terribile fiotto di paura.
(J. K. Rowling , Harry Potter e l'Ordine della Fenice, Salani 2003, pp. 24-26.)
* Essaouira
Il cielo indaco cosparso di stelle all’improvviso era diventato nero come la pece e privo di luci:
le lampade stradali sono spente e sostituite da più glamour luci stroboscopiche.
Le stelle, la luna, i lampioni nebulosi ai due capi del vicolo erano scomparsi.
Il suono è assordante: basta appoggiarsi alle vetrine per sentire le vibrazioni.
Il rombo lontano delle auto e il sussurrare degli alberi erano spariti.
Gli sguardi misurano, soppesano, squadrano, giudicano, confrontano seni, caviglie, spalle, zigomi.
La serata fragrante all’improvviso era fredda e pungente.
Si sente nell’aria l’odore acre della nebbia artificiale.
Erano circondati da un’oscurità totale, impenetrabile, silenziosa, come se una mano gigante avesse gettato un spesso mantello ghiacciato sull’intero vicolo, accecandoli.
I corpi camminano imperterriti, come soldati lobotomizzati nel nome della moda.
Per un istante Harry credette di aver praticato la magia senza volerlo, nonostante avesse resistito più che poteva.
Una parata come quella del 2 giugno con colonna sonora da discobar.
Poi la ragione ebbe la meglio: non aveva il potere di spegnere le stelle.
Applausi fragorosi accolgono l’unico corpo oversize in una moltitudine di stereotipi anoressici.
Voltò la testa da una parte e dall’altra, cercando di vedere qualcosa, ma l’oscurità premeva sui suoi occhi come un velo senza peso.
Un corpo sfila trascinandosi dietro una bambina piccola con stretto un asinello grigio di peluche.
La voce terrorizzata di Dudley esplose nell’orecchio di Harry. «Che cosa s-stai facendo? F-fermati!»
Si apre una competizione (per cosa? ) tra ballerine-ginnaste che volteggiano (forse) a suon di musica.
«Non sto facendo niente! Zitto e non muoverti! »
«Delle hostess passeranno a ritirare le schede per le votazioni consegnatevi unitamente alle penne dono del gentile sponsor.»
«N-non ci vedo! Sono d-diventato cieco! Io ...»
«Un applauso d’incoraggiamento, anche se non ce n’è bisogno.»
«Ho detto zitto!»
Una giocoliera fa roteare delle torce pericolosamente vicino a capigliature ipercotonate.
Harry rimase immobile, spostando lo sguardo cieco a destra e sinistra.
Le immagini riprese in diretta sono proiettate su grandi teloni.
Il freddo era così intenso che tremava tutto, sulle braccia gli era spuntata la pelle d’oca e i peli sulla nuca erano ritti.
È mezzanotte e si indossano occhiali da sole d’ordinanza.
Spalancò gli occhi più che poteva, gettando intorno uno sguardo vacuo, senza vedere.
Nel mezzo del vicolo c’è una pedana: sopra l’immancabile cubista ancheggia impercettibilmente per non sudare.
Era impossibile ... non potevano essere lì ... non a Little Whinging, tese le orecchie ... li avrebbe sentiti prima di vederli...
La pelle deve essere lucida, mai sudata.
«Lo d-dirò a papà!» piagnucolò Dudley. «Dove sei? Che cosa stai f-fa...»
Lo sguardo mira un punto a cinquanta centimetri sopra l’orizzonte, messa a fuoco all’infinito.
«Vuoi stare zitto!» sibilò Harry. «Sto cercando di ascol...» Ma all’improvviso tacque. Aveva sentito proprio quello che temeva.
Un enorme frigorifero casalingo troneggia in mezzo alla strada, tutt’intorno cartoni vuoti con resti di rustici e pizzette.
C’era qualcosa nel vicolo oltre a loro due, qualcosa che faceva respiri lunghi, rochi, sonori.
Un’autoambulanza è abbandonata a metà del marciapiede, i suoi lampeggianti vanno a ritmo con la musica.
Harry, tremante nell’aria gelida, avvertì un terribile fiotto di paura.
(J. K. Rowling , Harry Potter e l'Ordine della Fenice, Salani 2003, pp. 24-26.)
* Essaouira

on 1 July, 2007, 10:54 am
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on 1 July, 2007, 10:21 pm
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on 5 July, 2007, 12:05 am
HP e la camera doppia ammobiliata Piazza Bologna 500 euri a posto letto solo studenti referenziatissimi;
HP e l'ordine degli Architetti di Roma e Provincia...
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on 5 July, 2007, 12:38 am
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on 5 July, 2007, 9:11 am
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