No!Design #40: Porta Uotc architettonico

Riceviamo e divulghiamo questa eccelsa quanto poetica e sostenibile in quanto riciclista opera somma di No!Design.
Il nostro No!Designer preferisce rimanere anonimo e noi rispettiamo appieno il suo volere, pertanto per noi, da ora in poi, egli si chiamerà UNANONIMOSTUDENTEdiARCHITETTURA

Vi sottopongo una mia opera.
Parte introduttiva (si può saltare; se c'avete da progettà, passate direttamente alla parte Saliente)
Incipit:
Studiando architettura, ogni architetto impara a capire cosa voglia dire "FARE UN PLASTICO". Tra balsa, cartone, carta forbici e sasso, ci si passano delle nottate intere (sempre le ultime prima dell'esame) rovinandosi le manine da studente.
Ma fare un plastico non è solo fatica. Purtoppo, spesso e volentieri è anche SPRECO.
Lo spreco c'è perchè per fare il plastico dovrai scegliere i pezzi migliori.
I pezzi peggiori non possono essere utilizzati per un plastico da esame. La società non consente PLASTICI BRUTTI.
I pezzi peggiori vanno a finire nella spazzatura. (oppure nei plastici cosiddetti DI STUDIO... oppure nei plastici di Gehry)

Purtroppo però io non mi sento di buttare tutto tutto tutto... e seleziono i pezzi migliori tra i pezzi peggiori... buttandoli in mansarda... possono sempre tornare utili.

Parte Saliente

Ed è così, unendo la mia passione dell'orologeria (giapponese... quella svizzera costa ancora troppo per uno studente di Arch.) a quella per l'architettura
ho deciso di creare un portaorologi con i pezzi di recupero dei plastici.
[Architettese incomprensibile, per darmi un tono: ON] Sono partito dalla componente materiale della quotidianeità, ricercando un valore figurativo proprio dell'architettura futurista, con linee nette e marcate, dal forte accento statico. Le armonie materiche sono fortemente delineate dalla scelta di pezzi squadrati dai colori soffici, senza mai sconfinare nella metamorfosi spaziale.
Grazie a tutto ciò, la costruzione si pone in maniera molto autoreferenziale come una edicola votiva del 2010, ovviamente ibridata nella sua componente decostruttivista.. [Architettese: OFF]


In realtà è un portaorologi davvero brutto. Un bambino che prende autocad 2006 per la prima volta, potrebbe progettare di meglio.
Ma il brutto può anche essere Design. Il davvero brutto può diventare No!Design. Decidete voi. Non mi offenderò se non finirò in prima pagina, ma vi capirò. E vi seguirò lo stesso. (le recinzioni dei film coll'architetti me fanno morì.)









No!Design #39: Lampada da letto

Per la fortunata rubrica di No!Design riceviamo da Matteo "LED" Seraceni un curioso progetto.
La comunicazione con Matteo si è svolta così:

08 febbraio 2010
Ciao,
sono Matteo, di http://arching.wordpress.com.
Visto che mi piace tantissimo la tua rubrica di no-design, volevo proporti una mia creazione.
In realtà tutto è frutto di necessità: mia moglie aveva comprato due lampade "da comò" che vedi nella prima figura; questa lampada è una alogena e quindi c'è sempre un trasformatore attaccato (che quindi consuma anche se non è accesa). Purtroppo la lampada dalla sua parte del letto si è rotta (strano, perchè lei è sempre così attenta...) e quindi è venuto a mancare un oggetto importante, perchè lei prima di addormentarsi legge sempre (al contrario di me, che alla seconda pagina già russo).
Mi è venuta così in mente una grande idea: ho smontato tutto tranne la base attaccata al muro; ho preso la lampada da scrivania che non usavamo mai (la seconda in figura) e ho installato la "testa" di questa sul vecchio supporto, grazie a due graffette porta-tende e a un pò di nastro adesivo americano.
Ora la lampada è molto meglio, perchè è una lampada a basso consumo, che non abbisogna di trasformatore (e quindi quando è spenta non consuma). Inoltre, come puoi notare, manitene tutte le caratteristiche di orientamento e rotazione della vecchia lampada.
Questo sì che è risparmio energetico!

A presto

Matteo



08 febbraio 2010
caro matteo
complimenti per la lampada e l'ingegnosità che sprizza, solo che le foto che hai fatto non testimoniano abbastanza: perchè non mi mandi delle immagini più di dettaglio, soprattutto dell'attacco?
Aspetto speranzoso

ciao
rem

09 febbraio 2010
Ciao.
Da buon ingegnere ho pensato bene che uno spaccato assonometrico poteva essere più esplicativo per la base (non è il massimo, perchè l'ho fatto ieri sera sopra il letto col gatto che mi faceva le fusa addosso e oggi l'ho scannerizzato con una fotocopiatrice antidiluviana... ma credo renda bene l'idea).
In più ho aggiunto una foto con la lampada accesa; ho messo anche un libro di architettura per far vedere che l'invenzione era mia :)
Ciao


Caro Matteo, non ho parole per dirti quanto mi piaccia lo spaccato che hai fatto, anzi, sai che ti dico, meriti una colossale standing ovation da parte di tutti gli architettisenzatetto del mondo (cioè circa 200 persone che seguono questo blog e comunque io mi sono veramente alzato dalla scrivania e più che una standing ovation ho fatto una hola alzando le braccia in alto e poi risedendomi di botto, invito tutti a farlo che tanto un po' di moto fa bene a tutti).
E complimenti per il progetto che esprime appieno la filosofia del No!Design. Bravo! (anche al gatto)


Sotto sotto

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Un sorridente Mario “mia nonna” Botta appare in un ritratto fashion di Marco Pietracupa per L'UomoVogue.
E fin qui tutto bene, a parte il blu che è da dimenticare.
Ma c'è di più nell'espressione del suo viso e in questo set insensato alla Vice Botta vuole dirci qualcosa.

Cosa starà pensando? Quale messaggio zen si nasconde nella cotonatura dei capelli? Che cosa ci fa sotto il tavolo?

Sono aperti i commenti, partecipa anche tu al concorso di idee per liberare il suo pensiero e occultare con un baloon il suo plastico.




No!Design #38: L' "arrotolacaricabatterie"

Riceviamo e pubblichiamo un'altra opera di No!Design uscita fresca fresca dalle manine sante del vulcanico Angelo ( www ).
Ciao Rem,
Ti invio una veloce operazione di NoDesign! fatta in casa in venti minuti e con un pò di roba recuperata da vecchi prototipi.
Dopo l'ennesima ricerca del caricabatterie del cellulare, abbiamo deciso di sfruttare dei pezzi di plexiglass e delle viti che avevamo in casa per creare... ta-dan!..."l'arrotolacaricabatterie" :)
forse vi può interessare. :)

P.S.: le prese di corrente sono proprio sotto ciascun "arrotolacaricabatterie"...uff, devo prendere fiato ogni volta che devo pronunciarlo.


arrotolacaricabatterie


Apple iPod il regalo perfetto per San Valentino



[ more.. ]


la mega copertina/ona

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La copertina del divano da prepensionato e il suo "risvolto" tappetoso: un enorme intreccio su cui ci si può dormire (con qualche segno sulla pelle al risveglio) o ci si può sdraiare per guardare l'ultima puntata di Lost:

via moloco

p.s.: Tzugumi ho pensato a te.


Muji design

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Passerei le ore a vedere ogni singolo video che spiega come passare la muji-scopa, montare un muji-scaffale, assemblare un muji-occhiale, praticare il muji-joga.
Il tutto con il sottofondo musicale muji (il mio preferito è Passeggiando per Lipari)
Non so, ma dopo un po' di questa visione mi sento più sereno.

Play Muji
(portate pazienza che è un bel po' pesantino da scaricare)



Massimiliano e Doriana #1



Amoreee, ma che c'è una finestra aperta? Mi arriva uno spiffero dietro il collo.



Il futuro architetto Timoty Young

"Non pensavamo di lasciarlo a scuola per altri due anni," disse suo padre. "Poichè si è messo in testa di fare il disegnatore, potrebbe affrontare il tirocinio prima possibile."
"Il disegnatore?" Fratello Augustine sollevò le sopracciglia. "Credo che vostro figlio possa aspirare a qualcosa di migliore. Vorrei organizzare una buona sesta classe, qui al Saint Michael's, che prepari gli allievi per l'università. Tim è uno dei ragazzi su cui contavo. Che ne pensi Tim?"
"Non lo so." rispose l'interpellato, con sincerità. Non sapeva nulla delle università, eccetto la disputa di una gara di canottaggio tra Oxford e Cambridge.
"E tutto questo, ehm, costerebbe molto?" chiese suo padre.
"Non credo, signor Young. Forse non le costerebbe addirittura niente. L'istruzione universitaria è gratuita, ora, e le sovvenzioni per il mantenimento sono abbastanza generose. È comunque difficile beneficiarne."
"Secondo, me è una buona idea," intervenne la madre.
Il marito, invece, volle sapere che cosa comportava quella scelta. "Pensavamo che l'attività di disegnatore fosse un'ottima idea, dato che arte e matematica sono le sue materie preferite. In un certo senso questa professione le unisce. È quanto ha detto suo zio Ted."
"Certo, ma che cosa ne pensate di architettura?"
"Architettura?"
Alla fine concordarono che Timoty sarebbe andato nella sesta classe a settembre, avrebbe preso il diploma l'estate seguente e, nel corso dell'anno successivo, avrebbe deciso che cosa volesse fare. Mentre rientravano a casa in autobus, la parola "architettura" riecheggiava misteriosa, allettante, minacciosa. Fare l'architetto era certamente un'idea piacevole, sebbene presentasse difficoltà e incertezze.

David Lodge, Fuori dal guscio, Bompiani, Milano 1999, p. 56.     

Tempo fa, non so bene in quale occasione precisa, mentre chiacchieravamo tra amici architetti, è saltato fuori l'argomento del perchè avessimo scelto la facoltà di architettura. Io non ho saputo rispondere, non ricordavo proprio.
Strano che una delle poche decisioni che cambiano veramente l'esistenza non avesse lasciato traccia nella mia memoria.
Va bene non ricordarsi più i nomi dei compagni di liceo - eppure ci ho convissuto per ben cinque anni - fa parte dei meccanismi di rimozione automatici, ma rimuovere anche i motivi della scelta della facoltà è sembrato un po' eccessivo anche per uno molto poco esigente in materia di introspezione come me. Inoltre, non ho voluto investigare con i miei genitori, che probabilmente si ricordano, ma ho desistito per non sembrare definitivamente rimbambito.
Poi, leggendo questo passo, mi sono ricordato. Architettura non era la facoltà che in assoluto avrei voluto fare fin da piccolo - anche in questo caso non ricordo assolutamente cosa dicessi di volere fare da piccolo - ma è stata la naturale scelta perchè mi piaceva disegnare, nonostante non fossi particolarmente portato, mi piaceva la storia dell'arte e, soprattutto, non ero ferrato in matematica avendo studiato al liceo classico. Architettura, facendo una somma di questi addendi positivi e negativi, mi era sembrata il risultato più giusto.
Strano, ma penso che nessuno degli architetti che conosco ha mai affermato, fin dalla tenera infanzia, di voler fare l'architetto da grande.
Invece, tutti i veterinari che conosco sì.


Architetti al cinema: Un amore da vicino



Ancora un architetto in un film. Vista la quantità rispetto ad altre libere professioni (avvocati, commercialisti, dentisti, geometri) inizio a supporre che ci sia una precisa strategia commerciale. Siccome siamo tanti, allora un personaggio architetto facilmente becca un target più ampio. È un'ipotesi ma altrimenti non saprei come spiegare questo numero imbarazzante di architetti nei film.
A proposito "imbarazzante" è l'unico termine che mi viene in mente in merito al film in questione: Un amore da vicino, traduzione "a cazzo di cane" di The Neighbor.
Il film è una cagatona coi fiocchi. Vorrebbe essere una commedia romantica alla Harry ti presento Sally o C'è post@ per te, solo che… togliete i dialoghi frizzanti, le battute fulminanti, i personaggi bizzarri, schizzati, nevrotici ma per questo tanto simpatici, qualsiasi episodio che possa rendere anche lontanamente interessante la storia e avrete il film in questione.
Come sempre ci sono due tipi che prima si odiano e poi si amano (molto originale vero? ): lei è una certa Michèle Laroque, che vanta anche un certo curriculum cinematografico, ma qui è quella che definirei una perfetta "patanallessa" (trad. patata lessa).
Immagino che sia la moglie di un qualche ricchissimo produttore oppure che avesse dei soldi da parte da investire in un film americano. Fatto sta che è accattivante e simpatica quanto una borsa dell'acqua-calda fredda.
Lui, l'architetto, è interpretato da Matthew Modine. Se vi stavate chiedendo che fine avesse fatto Matthew, dopo quel capolavoro di Full Metal Jacket ma soprattutto dopo quella pietra miliare di Crazy for You, sappiate che ha fatto una pessima fine, cioè si è messo a recitare in film "cagatone".
Il nostro architetto è, ovviamente, uno spirito libero, impulsivo, artista, amante della pittura astratta (che ama praticare in mutande dopo aver fatto 50 km di jogging selvaggio e aver sudato come una fontana), capace di rifiutare clienti che non capiscano la sua arte (ehi voi, venite qui, vi faccio lo sconto del 20% su qualsiasi preventivo vi abbia fatto 'sto scemo…), con uno studio molto bohémien con foto in b/w di Casa Kaufmann alle pareti, un tecnigrafo su cui non disegna ma su cui piazza un plastico su cui gioca agli indiani coi pupazzetti.
In questo studio non c'è un computer, nemmeno una stampante, incredibile anche mia nonna ha lo scanner figurati una stampantina a getto d'inchiostro, ma lui no! lui è puro, come la sua architettura.
Quando poi va dal cliente mica porta dei disegni, noooo,  lui se ne va in giro con un plastico che sembra un presepe smontato dopo la befana, plastico che poi butta all'aria dopo aver scoperto che il cliente misterioso era proprio la sua odiata/amata. (hops, ho raccontato un episodio della trama, sono contento, il film fa così cagare che se lo merita).
In tutto il film, poi, il nostro architetto dovrebbe sprizzare erotismo da tutti i pori ma non ci riesce proprio anche perché Modine con il passare dell'età ha subito quello che succede a molti americani di pelle chiara, cioè il colorito è diventato fucsia con sfumature gialle, e gli sceneggiatori (in galera dovrebbero mandarli, in galera), per risollevare l'interesse del pubblico nei confronti dell'attore ormai frollato, non trovano altro sistema che farlo stare per tre quarti del film in boxer extra-large a righe rosso-blu, che notoriamente non sono il massimo dell'erotismo, soprattutto se dai suddetti boxer spuntano delle esili gambette pelose.
Morale della favola, come categoria di architetti usciamo abbastanza bene dal film, come spettatori usciamo furenti dal cinema.


Nell'immagine si nota il tipo di carngione del Modine e, vi assicuro, che possa crollare la casa sulla sulla cascata se mento, non è un effetto di photoshop.




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