La scarpiera è un oggetto imprescindibile nelle nostre case, capace di renderci tutti uguali di fronte alla necessità di stipare in un mobiletto tenuto in disparte.
Diciamolo pure, le scarpiere attrezzate finiscono nei ripostigli o negli angoli più bui perchè sono sì funzionali ma poco guardabili.
Per modici collezionisti di modelli bassi una speranza c'è e si fa a moduli.
Chi ha detto che le scarpe devono essere ritirate necessariamente per paia? L'unità base, oltre a essere di umile estrazione (un tubo di plastica) ospita una sola calzatura. Una vera sfida al mondo dello spaiato, vera piaga dei calzini.
La profondità è personalizzabile in base al proprio numero, i moduli possono aumentare fino a che la fascia è in grado di stringerli e unirli. Da valutare l'ipotesi di creare dei nuclei assemblati di moduli a loro volta assemblabili in un'unica montagna di scarpiere. Il contenitore ora si fa un po' vedere e può passare dal sottoscala alla camera, inoltre tutte le scarpe sono esposte e selezionabili a colpo d'occhio. Non serve avere cura di creare alloggiamenti in numero pari, un paio di ciabatte tappabuco si prenderà l'ultimo superstite, a portata di mano sul livello più alto. Funzionale e molto visibile.
Autore: Jost Litzen
Progetto: scarpiera in tubo
Materiali: tubi a sezione circolare (in
plastica o altro materiale robusto e sottile, diametro 15 cm circa),
fascia regolabile in corda o nastro.













