NO!DESIGN #42: the scar-pipe

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La scarpiera è un oggetto imprescindibile nelle nostre case, capace di renderci tutti uguali di fronte alla necessità di stipare in un mobiletto tenuto in disparte. Diciamolo pure, le scarpiere attrezzate finiscono nei ripostigli o negli angoli più bui perchè sono sì funzionali ma poco guardabili.
Per modici collezionisti di modelli bassi una speranza c'è e si fa a moduli.
Chi ha detto che le scarpe devono essere ritirate necessariamente per paia? L'unità base, oltre a essere di umile estrazione (un tubo di plastica) ospita una sola calzatura. Una vera sfida al mondo dello spaiato, vera piaga dei calzini.
La profondità è personalizzabile in base al proprio numero, i moduli possono aumentare fino a che la fascia è in grado di stringerli e unirli. Da valutare l'ipotesi di creare dei nuclei assemblati di moduli a loro volta assemblabili in un'unica montagna di scarpiere. Il contenitore ora si fa un po' vedere e può passare dal sottoscala alla camera, inoltre tutte le scarpe sono esposte e selezionabili a colpo d'occhio. Non serve avere cura di creare alloggiamenti in numero pari, un paio di ciabatte tappabuco si prenderà l'ultimo superstite, a portata di mano sul livello più alto. Funzionale e molto visibile.

Autore: Jost Litzen
Progetto: scarpiera in tubo
Materiali: tubi a sezione circolare (in plastica o altro materiale robusto e sottile, diametro 15 cm circa), fascia regolabile in corda o nastro.

Via Apartment Theraphy




No!Design #41: Specchio retrovisore da cucina

Cari amici, se esistesse il premio Nobel del No!Design, questo oggetto lo vincerebbe sbaragliando qualsiasi opera dell'ingegno umano e non.
Mi prostro con reverente spirito di adorazione di fronte all'autrice di tale capolavoro, ovvero la Nonnadiunanonimostudentediarchitettura.
Eccovi la presentazione dell'opera come ci è pervenuta dall'Anonimo da oggi denominato per brevità uASdA

In realtà un'altra pazzia l'avevo già fotografata ieri, però mi son trattenuto.. e non ve l'ho mandata. Mi pareva troppo pazzia e forse non proprio NO!Design. Qui stiamo sui confini tra MADaii!Design e Mavafanguulo!Design.

Però le foto le ho fatte, ormai ci ho preso gusto... e inviarvela per farvi fare quattro risate in studio non mi costa nulla.

LO SPECCHIO RETROVISORE DA CUCINA.
Si tratta di un Riutilizzo originale anche qui... ma è opera della NONNA dello studente anonimo.
La nonna ogni tanto si diletta in cucina.
La nonna però c'ha la cervicale, un principio di sordità e le piace star seduta.
Infine la cucina è stata progettata da un geometra.

Pertanto si pone il problema: Quando deve star seduta al tavolino a condire l'insalata o altro, non sente se alle sue spalle il riso/pasta etc fanno quella schiumetta che ribalta il coperchio, esce dalla pentola e va a finire sul fornello, procurando problemi come lo spegnimento della fiammella, o, nella migliore delle ipotesi, sporcando tutto. (scusatemi il lessico forse poco consono... la mia terminologia in materia culinaria è davvero di infimo livello)

Da queste premesse, grazie anche alla rottamazione della prima auto del nipote più vecchio (una vecchia FIAT) è riuscita a procurarsi un semplicissimo specchietto retrovisore interno.
Messo sul tavolino di fronte al gas, con una opportuna regolazione preventiva, riesce a salvaguardare l'incolumità della nonna, proteggendola da esplosioni, e paste scotte.
Munito anche di posizione ANTIABBAGLIANTE, nel caso le pentole dovessero fare i fari alti.
Il No!Design è servito.

Buona giornata
Unanonimostudentediarchitettura



No!Design #40: Porta Uotc architettonico

Riceviamo e divulghiamo questa eccelsa quanto poetica e sostenibile in quanto riciclista opera somma di No!Design.
Il nostro No!Designer preferisce rimanere anonimo e noi rispettiamo appieno il suo volere, pertanto per noi, da ora in poi, egli si chiamerà UNANONIMOSTUDENTEdiARCHITETTURA

Vi sottopongo una mia opera.
Parte introduttiva (si può saltare; se c'avete da progettà, passate direttamente alla parte Saliente)
Incipit:
Studiando architettura, ogni architetto impara a capire cosa voglia dire "FARE UN PLASTICO". Tra balsa, cartone, carta forbici e sasso, ci si passano delle nottate intere (sempre le ultime prima dell'esame) rovinandosi le manine da studente.
Ma fare un plastico non è solo fatica. Purtoppo, spesso e volentieri è anche SPRECO.
Lo spreco c'è perchè per fare il plastico dovrai scegliere i pezzi migliori.
I pezzi peggiori non possono essere utilizzati per un plastico da esame. La società non consente PLASTICI BRUTTI.
I pezzi peggiori vanno a finire nella spazzatura. (oppure nei plastici cosiddetti DI STUDIO... oppure nei plastici di Gehry)

Purtroppo però io non mi sento di buttare tutto tutto tutto... e seleziono i pezzi migliori tra i pezzi peggiori... buttandoli in mansarda... possono sempre tornare utili.

Parte Saliente

Ed è così, unendo la mia passione dell'orologeria (giapponese... quella svizzera costa ancora troppo per uno studente di Arch.) a quella per l'architettura
ho deciso di creare un portaorologi con i pezzi di recupero dei plastici.
[Architettese incomprensibile, per darmi un tono: ON] Sono partito dalla componente materiale della quotidianeità, ricercando un valore figurativo proprio dell'architettura futurista, con linee nette e marcate, dal forte accento statico. Le armonie materiche sono fortemente delineate dalla scelta di pezzi squadrati dai colori soffici, senza mai sconfinare nella metamorfosi spaziale.
Grazie a tutto ciò, la costruzione si pone in maniera molto autoreferenziale come una edicola votiva del 2010, ovviamente ibridata nella sua componente decostruttivista.. [Architettese: OFF]


In realtà è un portaorologi davvero brutto. Un bambino che prende autocad 2006 per la prima volta, potrebbe progettare di meglio.
Ma il brutto può anche essere Design. Il davvero brutto può diventare No!Design. Decidete voi. Non mi offenderò se non finirò in prima pagina, ma vi capirò. E vi seguirò lo stesso. (le recinzioni dei film coll'architetti me fanno morì.)









No!Design #39: Lampada da letto

Per la fortunata rubrica di No!Design riceviamo da Matteo "LED" Seraceni un curioso progetto.
La comunicazione con Matteo si è svolta così:

08 febbraio 2010
Ciao,
sono Matteo, di http://arching.wordpress.com.
Visto che mi piace tantissimo la tua rubrica di no-design, volevo proporti una mia creazione.
In realtà tutto è frutto di necessità: mia moglie aveva comprato due lampade "da comò" che vedi nella prima figura; questa lampada è una alogena e quindi c'è sempre un trasformatore attaccato (che quindi consuma anche se non è accesa). Purtroppo la lampada dalla sua parte del letto si è rotta (strano, perchè lei è sempre così attenta...) e quindi è venuto a mancare un oggetto importante, perchè lei prima di addormentarsi legge sempre (al contrario di me, che alla seconda pagina già russo).
Mi è venuta così in mente una grande idea: ho smontato tutto tranne la base attaccata al muro; ho preso la lampada da scrivania che non usavamo mai (la seconda in figura) e ho installato la "testa" di questa sul vecchio supporto, grazie a due graffette porta-tende e a un pò di nastro adesivo americano.
Ora la lampada è molto meglio, perchè è una lampada a basso consumo, che non abbisogna di trasformatore (e quindi quando è spenta non consuma). Inoltre, come puoi notare, manitene tutte le caratteristiche di orientamento e rotazione della vecchia lampada.
Questo sì che è risparmio energetico!

A presto

Matteo



08 febbraio 2010
caro matteo
complimenti per la lampada e l'ingegnosità che sprizza, solo che le foto che hai fatto non testimoniano abbastanza: perchè non mi mandi delle immagini più di dettaglio, soprattutto dell'attacco?
Aspetto speranzoso

ciao
rem

09 febbraio 2010
Ciao.
Da buon ingegnere ho pensato bene che uno spaccato assonometrico poteva essere più esplicativo per la base (non è il massimo, perchè l'ho fatto ieri sera sopra il letto col gatto che mi faceva le fusa addosso e oggi l'ho scannerizzato con una fotocopiatrice antidiluviana... ma credo renda bene l'idea).
In più ho aggiunto una foto con la lampada accesa; ho messo anche un libro di architettura per far vedere che l'invenzione era mia :)
Ciao


Caro Matteo, non ho parole per dirti quanto mi piaccia lo spaccato che hai fatto, anzi, sai che ti dico, meriti una colossale standing ovation da parte di tutti gli architettisenzatetto del mondo (cioè circa 200 persone che seguono questo blog e comunque io mi sono veramente alzato dalla scrivania e più che una standing ovation ho fatto una hola alzando le braccia in alto e poi risedendomi di botto, invito tutti a farlo che tanto un po' di moto fa bene a tutti).
E complimenti per il progetto che esprime appieno la filosofia del No!Design. Bravo! (anche al gatto)


No!Design #38: L' "arrotolacaricabatterie"

Riceviamo e pubblichiamo un'altra opera di No!Design uscita fresca fresca dalle manine sante del vulcanico Angelo ( www ).
Ciao Rem,
Ti invio una veloce operazione di NoDesign! fatta in casa in venti minuti e con un pò di roba recuperata da vecchi prototipi.
Dopo l'ennesima ricerca del caricabatterie del cellulare, abbiamo deciso di sfruttare dei pezzi di plexiglass e delle viti che avevamo in casa per creare... ta-dan!..."l'arrotolacaricabatterie" :)
forse vi può interessare. :)

P.S.: le prese di corrente sono proprio sotto ciascun "arrotolacaricabatterie"...uff, devo prendere fiato ogni volta che devo pronunciarlo.


arrotolacaricabatterie


No!Design #37: il "Cotton-Lock"

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Non so se definirlo un No!Design ma sicuramente è un uso improprio ma coerente di un oggetto a fini diversi per ciò per il quale è stato pensato: da pulisci "recchie" a blocca-finestrella.
Mi piace anche pensare che lo spirito "riciclista" del nostro inventore lo abbia portato ad usare un bastoncino di cui si è servito in precedenza.
Autore: anonimo.
Luogo: bagno di uno studio di architettura.



NO!DESIGN #36: Il tirafacile

È con immenso piacere che riceviamo e pubblichiamo una bellissima opera di No!Design a firma del nostro caro Marco di opla+.
L'oggetto, nonchè la sua rappresentazione grafica raffinata, gli fa meritare pienamente il titolo onorifico di No!Designer.
Bravo-bravissimo Marco.

"ciao rem & soci,
vi invio questa mia opera di ingegneria domestica...
realizzata come sempre accade per una reale necessità, è la forza sublime del no!design.
In questo caso la necessità di dover, con numerosissimi spezzoni di spago e senza soprattutto inceppare il rotolo, legare in piccole fascine tutte le ramaglie del giardino per la raccolta ad hoc della azienda municipalizzata di asporto riufiuti. Poi non ho resistito a dare un taglio grafico di "ufficializzazione" del prodotto, con tanto di schema gratificativo per le istruzioni fai da te!
Spero possa essere all'altezza... in ogni caso continuate così.
Grazie per l'attenzione, Vs. marco opla+"





NO!DESIGN #35: l'ardimosche

Insetti volanti? No!Grazie al NO!DESIGN!
Johannes Vogl ci consegna il prototipo della quiete estiva spingendosi laddove MacGyver se l'era svignata da una portafinestra. La soluzione definitiva per liberarsi delle bestiole alate che ci ronzano intorno è molto semplice: basta arderle vive e il silenzio sarà ancora un compagno di stanza preferibile a madre natura.
Ecco la sua arma ardimosche, un'invenzione semplice a base di pezzi di risulta (mezzo manubrio della bici, un accendino e un tubo di lacca per capelli).

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Ma che dico ardimosche, è un lanciafiamme, anzi, un acchiappafiamme, uno strumento di distruzione puntuale.
Basta una frenata per aprire il gas e innescare la scintilla; avere una buona mira è una fortuna non indispensabile, tenendo premuto il freno aumenta la nube di gas in uscita dalla bombola e dall'accendino e aumenta la possibilità di incenerimento degli animaletti.
L'ardimosche è utilissimo per difendere voi stessi e i vostri cari, essere rispettati in ufficio e mostrarvi coraggiosi durante i corteggiamenti. E vale soprattutto per le donne, da custodi del focolare a custodi dell'atmosfera, sarà impossibile starvi lontano dopo esservi liberate da quella nube di moschini.

Moskitofänger (Mosquito catcher), 2005, di Johannes Vogl. Hairspray, lighter, handle bar, brake, etc.
54 x 25 x 12 cm

Via La Màquina Lìbadora


NO!DESIGN #34: Seduta per pineta

Per la nota sezione No!Design pubblichiamo questa interessante segnalazione rinvenuta in quel di Pescara e inviataci da un nostro affezionato nonchè misterioso lettore che si firma "anonimo pescarese".

"Vi segnalo un caso di nodesign for pineta, tronchi tagliati ad arte per sedili da marciapiede.
Anonimo Pescarese"

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NO!DESIGN #33: ombrello/espositore

Riceviamo e volentieri divulghiamo questa nuova scoperta di NO!DESIGN. Ce la manda Elediriva che nelle sue peregrinazioni turistiche pugliesi, tra una pizzica e un'orecchietta, ha avuto modo di vedere in spiaggia. Grazie Ele.

"Ho trovato una meravigliosa, per me, invenzione di no design, di cui ti giro la foto. ombrello+treppiede macchina foto+mercanzia. Comodo da mostrare, da portare e ti fa pure ombra mentre cammini. Mitico, mi sa che me lo farò anch'io, tanto la pioggia è già arrivata."

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