21 October, 2005, 6:37 pm

Pescara ha una lunga tradizione di piazze inospitali. Piazze che invece di accogliere e invitare alla sosta, riescono ad allontanare pedoni, vecchietti e bambini.
Ora abbiamo una nuova piazzetta posta sul fianco di San Cetteo, dove c'era un vecchio edificio cadente e poi, per anni, un cantiere che ha partorito la tal opera.
A vederla passando in macchina, la piazzetta mi ha subito incuriosito per la presenza di alcuni elementi, sorta di parallelepipedi scavati, che si trovano al centro e su due lati del quadrato della piazza. Mi incuriosivano perchè, con i loro pannelli in vetro bianco e le massicce cornici bianche, evocavano opere di Dan Graham o Donald Judd.
Così, l'altra sera, complice una serata lobotizzante in tv, abbiamo deciso con Massimiliano di andare a vedere da vicino. Inutile dire che i riferimenti a Graham sono scomparsi immediatamente. I parallelepipedi sono delle balaustre che servono ad impedire ai malcapitati di cadere in un fosso che attraversa per lungo la piazza e sul cui fondo scorre incessantemente dell'acqua.
L'immagine che meglio di ogni altra può descrivere la piazza è "cimitero". Mancano solo delle lapidi e il gioco è fatto. Tutto lo spazio libero (quello non attraversato dal fiumiciattolo) è trattato a prato con delle microbordure e con sottili cipressi posti agli angoli. Quattro panchine sembrano messe lì a caso. Su tutto troneggia una mastodontica fontana fatta con un agglomerato di rocce da cui zampilla acqua.
Il risultato è un po' inquietante: potrebbe essere un monumento alla Majella, una interpretazione retorica dell'acqua come sorgente di vita, un sacrario per le vittime del free climbing (la tentazione di arrampicarsi sulle rocce è forte ma bloccata dal flusso costante di acqua) o, più semplicemente, l'ennesimo pincone fallico urbano, un prestante menhir bitorzoluto e fradicio.
Ma rimane una domanda: chi è l'autore? Se avete notizie aiutateci.
30 September, 2005, 11:12 am
Oggi mi sono imbattuto in questa news su arch'it, proprio mentre cominciavo a essere più ottimista per questa professione, riporto le parole di Ugo Rosa rilasciate in occasione del recente Festival dell'architettura:
'Ai più giovani non posso che dare un consiglio (se i consigli valgono ancora qualcosa... e ne dubito): scappatevene via, mentre ancora siete in tempo. Lasciate perdere tutto questo. Provate ad imbarcavi in una petroliera, cercate lavoro come portiere di notte, barista, netturbino o fornaio, dedicatevi alla riparazione delle scarpe o degli orologi, trovatevi un mestiere che vi permetta di custodire quel poco d'autentico che ancora vi rimane. Ma fuggite, ve ne prego, da tutto questo. Non c'è alcuna speranza per gli architetti. È finita. Verosimilmente nessuno può più salvarli, credetemi. E nessun architetto, neppure se fosse il più grande di tutti i tempi, passati e a venire, potrebbe farci nulla. L'architetto è estinto perché non ha più la sua misura. Non perché non si richiama a questa o a quella tradizione, non perché non ha più regole, non perché non è più capace di fondare quel che fa su una qualche teoria. Nulla di tutto questo. È morto per elefantiasi ed è morto dal ridere. Così si muore oggi: in un'esplosione di salute. È un'epidemia che ha battuto sul tempo quella dei polli.
Vedremo ancora, forse, qualche pietra disposta secondo verità e bellezza.
Ascolteremo ancora, forse, una o due parole profonde e vere.
Sono e saranno soltanto minuscole lucciole, isolate e morenti, tramortite dai fuochi d'artificio.
Il resto sarà, appunto, tutto una festa. Anzi, un Festival...'.
non lo so...noi tutti facciamo continuamente sacrifici, ferie passate a fare concorsi, nottate a chiudere lavori sottopagati...ma questa mazzata no, non è "costruttiva", una speranza c'è, ci deve essere...
http://architettura.supereva.com/files/20050927/index.htm
23 July, 2005, 7:51 pm
Navigando in rete è facile imbattersi in architetture di ogni tipo, belle, brutte, interessanti, innovative o retrograde. Insomma un po' di tutto. E' la prima volta però che ci imbattiamo su di un sito stiloso e supersnob come
questo in un esempio che con l'architettura e con i concorsi non ha niente da spartire. Il nostro involontario eroe, perchè per me di questo si tratta, non ha pubblicato l'ultimo museo progettato, o la più recente villa stramiliardaria in costa azzurra. Niente di tutto questo. Ha inserito sul sito le foto (tra l'altro di pessima qualità) del proprio tristissimo
monolocale-casa per le vacanze. Immagini che ci vergogneremmo di far vedere anche agli amici più stretti, qui si trovano a diretto contatto i rendering più fantascientifici immaginabili. La prima reazione è di sconcerto ("ma come, non si vergogna, ma è senza pudore!") ma poi ripensandoci ho preferito leggerci un sottofondo provocatorio e dissacrante: come architetti ci piacerebbe fare solo progetti lussuosissimi e avanguardistici ma la realtà è spesso questa, un monolocale ereditato dalla nonna e arredato con i mobili vecchi della zia.