In studio si è aperta una discussione su quale debba essere il comportamento etico di un architetto rispetto al proprio committente. Spinti dalle recenti azioni dimostrative contro la Cina e i giochi olimpici ci siamo chiesti come avremmo agito di fronte a un incarico proveniente da un committente che viola costantemente i diritti umani, fa vivere i suoi cittadini in uno stato di ferreo controllo e censura, vieta qualsiasi forma di dissenso, spara contro i manifestanti.
In pratica, se fossimo stati H&deM o uno dei progettisti coinvolti nella realizzazione delle opere per le Olimpiadi, avremmo accettato l'incarico? Lavorare per un committente assassino ci rende colpevoli di favoreggiamento e collusione oppure l'architettura è indifferente a chi dispensa incarichi e deve preoccuparsi solo dei problemi inerenti l'esclusiva sfera della propria disciplina? Un architetto può esprimere il proprio dissenso attraverso il rifiuto di un incarico?
Voi cosa fareste?
Una questione etica
9 April, 2008, 10:38 am
Page :
1
