
Sabato, giornata dedicata a girovagare tra le mostre allestite al palazzo delle esposizioni a Roma.
Mettendo da parte le considerazioni sulle mostre, inquietante quella di Crewdson, piena di curiosità e spigolature quella su Cubrick, emozionante quella su Rothko, restano le impressioni sul palazzo stesso, finalmente aperto dopo anni di lavori e restauri.
- Le ridotte dimensioni del foyer d'ingresso, dove si trova la biglietteria, costringe i visitatori in attesa a formare una fila all'esterno del palazzo con la conseguenza che, durante giornate di pioggia come quella di sabato, il venditore ambulante di ombrelli faccia affari d'oro e i visitatori arrivino alla mostra bagnati fradici e intirizziti.
- Qualcosa nell'organizzazione delle sale e nella segnaletica non funziona se si è costretti più volte a chiedere al personale, con risposte anche discordanti, come fare per raggiungere le mostre al livello -1, la caffetteria, il bookshop e il ristorante.
- La caffetteria è assordante per il rimbombo delle voci e dei rumori, una sofferenza invece di una pausa di relax.
- Il bookshop, grazie alle controsoffittature ribassate e le luci incassate sia negli espositori sia nel soffitto in barrisol, a fine giornata sembra un forno a microonde.
- Il nuovo ristorante, a cui si accede solo tramite ascensore, appare come uno spazio piuttosto freddo e anonimo, caratterizzato da pochi elementi d'arredo che fungono da divisori e dalla copertura piana in vetro che lascia intravedere i grandi archi in acciaio che reggono il tutto.
