The Architect (M. Tauber, 2006): un architetto, interpretato da Antony LaPaglia, si trova a fronteggiare l'insuccesso sociale del complesso edilizio da lui progettato. Da consigliare a Gregotti (vedi Zen).

Play time (J. Tati, 1967): monsieur Hulot, già protagonista di Mio zio (altro film imperdibile per la satira poetica all'architettura modernista) vaga in grattacieli asettici e labirintici, si perde per le vie di Parigi fino a chiudere la serata in un night alla moda. Nel locale ne succedono di tutti i colori e chi viene chiamato in causa continuamente, per le spalliere delle sedie, l'impianto di riscaldamento o il ripiano passavivande troppo corto è il povero architetto. In un crescendo esilarante il ristorante nuovo di zecca e trendy finisce per essere quasi distrutto da un incendio con grande divertimento di tutti gli avventori.
I film di Tati sono bellissimi, poetici e sensibili agli spazi urbani e domestici (consiglio vivamente di dare un'occhiata al sito a lui dedicato proprio da suo nipote). Perchè non organizziamo un cineforum?
