Ho incontrato l’anticristo e abita con mio fratello

Questo fine settimana sono stato a trovare mio fratello che vive nel mezzo dello squallore periferico di Milano. Ospite a casa sua ho potuto incontrare ciò che, secondo le prove che porterò a sostegno della mia ipotesi, dà forma visibile e materiale all’anticristo.

Episodio #1
Mi trovo in camera di mio fratello quando sento che entra qualcuno in casa. La pelle mi si accappona, il cielo si oscura e una sensazione di pericolo imminente cala nella casa. Dopo pochi secondi odo una voce, la cui tonalità ricorda il gesso sulla lavagna, che articola un “ciaaaaao” fintamente infantile. É lui, anzi, lei, l’innominabile.
Ma io non dico niente, è solo una sensazione e non devo saltare a conclusioni e giudizi affrettati.

Episodio #2
Ella alterna personalità psicotiche differenti. Un secondo parla con voce da bambina tutta “Poffo fare la doccetta, fi difpiaceeeee?” e un secondo dopo urla al telefono, con una tonalità due ottave più basse, bestemmie che solo un camionista croato conosce.
 Ma io non dico niente, è solo una sensazione e non devo saltare a conclusioni e giudizi affrettati.

Episodio #3
Nel bel mezzo della notte, dopo i terrificanti preliminari tra lei e il suo ragazzo (la vittima sacrificale) a base di “pucci pucci/orsachiotto/soldatino” sbotta con una serie di parolacce che farebbero arrossire anche il summenzionato camionista croato e dopo alcuni minuti esce dalla camera e si fionda fuori nella strada a sfogarsi sotto la luna piena.
Ma io non dico niente, è solo una sensazione e non devo saltare a conclusioni e giudizi affrettati.

Episodio #4
Ella mostra orgogliosa i suoi artigli lunghi non meno di 6 cm e variamente decorati. Ufficialmente è perchè fa la “onicotecnica” (ma non si chiamavano manicure? ) nella realtà è tutta una copertura. Questo mi fa intuire che se mai dovessi incontrare ancora satana non lo riconoscerei dagli artigli insanguinati ma dalle decorazioni rosa pastello e glitter.
Ma io non dico niente, è solo una sensazione e non devo saltare a conclusioni e giudizi affrettati.

Episodio #5
Mentre ci troviamo a cenare in cucina entra e dice “Che profumino buonissimissimo” e mio cugino, molto delicatamente, le risponde “Tanto tu non lo puoi mangiare”.
Mentre è di spalle, con la voce più bassa, le esce un “Spero che vi vada tutto di traverso”, poi si gira di scatto e si corregge con la solita voce da treenne, “Cioè, non che vi vada tutto in cagotto, solo un po’, ecco”.
Mio fratello e mio cugino, da perfetti gentlemen, non rispondono ma sembrano fare gesti inconsulti al di sotto del tavolo.
Ma io non dico niente, è solo una sensazione e non devo saltare a conclusioni e giudizi affrettati.

In stazione, aspettando il treno per tornare a casa, mi confido con mio fratello: “Scusa se ti espongo queste mie impressioni - gli dico - frutto di superficialità e fugace conoscenza del soggetto, ma ho la vaga sensazione che Ella sia una pericolosa pazza schizofrenica posseduta dal demonio.”
E mio fratello, “Per noi ha solo un nome: Marilyn.”
E poi aggiunge, “Manson”, e capisco tutto.


Page :  1