Weekend torinese

Non ero mai stato a Torino e l’unico pensiero che mi guidava verso un fine settimana nella città sabauda era esclusivamente gastronomico: chili di gianduiotti immersi in bagna cauda fumante con contorno di fritto misto alla piemontese, agnolotti, panissa e krumiri.
In realtà non sono riuscito a mangiare niente di tipico, se si esclude una poco tipica “pizza al tegamino”, e non mi è rimasto altro che fare delle belle passeggiate sotto i portici e lungo i murazzi.
L’impressione è più che favorevole, complici le belle giornate, anche se l’immagine che mi viene in mente è quella che si può avere in una di quelle case di pensionati dove tutto è lindo e pulito, all’ingresso ci sono le pattine e la televisione al plasma è appoggiata su un bel centrino all’uncinetto sopra un mobiletto in plexiglass anni ’70.
Una città in cui un passato prestigioso e un presente tecnologico coabitano con decoro, ma senza poi diventare veramente tutt’uno.
Camminando per la città ho avuto l’impressione che tutto si sia cristallizzato in alcuni momenti topici, 1860-1970-2006, e abbia proceduto per balzi tra questi istanti, senza una vera e propria evoluzione tra una fase e l’altra.
Dopo essere stata capitale d’Italia, regno dell’industria automobilistica ora Torino si sta reinventando capitale mondiale di ogni olimpiade che la fantasia di un pubblicitario riesca a inventare.
I torinesi non sembrano ancora capacitarsi che in città circolino orde di turisti con mappe alla mano e naso in su a guardare quel fantastico landmark che è la Mole.

ps. Cara Romins, questa volta non ci siamo incontrati ma ritorniamo di sicuro!
(e comunque, se hai visto due pazzi che scattavano foto stando nel bel mezzo di piazza Vittorio Veneto, con addosso borsoni, tracolle e una gigantesca busta strapiena di oggetti Muji, sappi che eravamo noi)


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