Anche i ricchi piangono

Leggo sul Los Angeles Times un interessante articolo (Frank Gehry considers an accomplished past and uncertain future di Christopher Hawthorne) su quanto la crisi si faccia sentire "addirittura" sulle archistar internazionali.
Si legge, per esempio, che

"in risposta alla crisi globale, Gehry, come molti suoi colleghi, è stato costretto a ridurre drasticamente il suo staff, che ora è la metà di quello di un anno fa. [...]

Per i giovani architetti, il modo in cui Gehry ha organizzato il suo studio e integrato le nuove tecnologie rimane un'ispirazione. Ma per alcuni di loro, il suo lavoro recente rappresenta anche gli eccessi di un decennio che combinava soldi facili e fama architettonica. Sono meno interessati nei virtuosismi, nelle icone fotogeniche che Gehry ha prodotto ultimamente - le cosiddette architetture firmate di un cosiddetto stararchitect - e più interessati a progetti eco-friendly o tentativi anti-povertà come quelli che cercano di fornire abitazioni economiche in aree rurali. Altri giovani architetti stanno guardando oltre il modello da star degli studi d'architettura e verso iniziative progettuali anonima a scala comunale. [...]

Per certi versi, Gehry è più pronto di altri suoi famosi colleghi internazionali a gestire la crisi economica, budget più bassi e studi più piccoli che vengono di conseguenza. Ha avvolto le sue prime case e i suoi progetti commerciali, dopo tutto, con materiali provocatoriamente poveri. ... Nel 1978, Gehry ricorda, decise di separarsi amichevolmente dal suo più grande cliente, Rouse Co., e nel tentativo di ripartire da zero ridusse i suoi impiegati da circa 50 architetti a 3."

Per concludere, il nostro Frank dice:

"Sono preparato per farlo ancora, se devo," ha detto. "Oggi, se c'è frugalità, sono pronto. Farò i corrugati di nuovo. è divertente lavorare così. Perché spendere tutti soldi in dettagli stravaganti e robe così? Non ce n'è bisogno. Puoi accendere la passione con cose più semplici."

Ora, fermo restando che trovo fuorviante dire che solo che ora che c'è la crisi i giovani architetti si interessino a questioni sociali e meno modaiole, mi chiedo: ma uno che non ha organici-spese-consulenti-studidiinfinitimetriquadri da tagliare o ridurre come cavolo deve fare a fronteggiare "la crisi"?
Si accettano suggerimenti (e assegni), grazie.




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