Sonicsculpture

A volte capita di vedere realizzate cose che avevi solo immaginato. Non parlo dei progetti che dal tavolo da disegno faticosamente cercano una loro strada per vedere la luce, cosa abbastanza miracolosa se si pensa a quanto sia tortuoso e accidentato il cammino che deve compiere un’idea per potersi concretizzare in un’opera di calcestruzzo, mattoni e mattonelle.
Mi riferisco a quelle costruzioni, strutture, oggetti o spazi di cui si legge in letteratura, nei racconti o nelle favole. In particolare, mi hanno sempre affascinato i racconti di fantascienza di James Ballard per la descrizione di case interattive, vestiti cangianti, piante cantanti e velieri che navigano su oceani di sabbia.
Questi sono alcuni degli elementi che caratterizzano la serie di racconti appartenenti alla saga di Vermilion Sands, avamposto umano in una non precisata galassia, popolato da artisti in ritiro, donne semiumane affascinanti quanto letali e sculture sonore.
Non c’è racconto ambientato a Vermilion Sands in cui non compaiano queste sculture in grado di riprodurre sinfonie classiche, canti allegri o lamenti strazianti a seconda dell’umore delle persone che vi si avvicinano. Descritte come alberi cromati mossi dal vento, queste sculture programmate per cantare sono ibridi d’arte: sommano scultura, musica e performance effimera, la sintesi ideale di “opera d’arte totale” formato bonsai.
Oggi una di queste sculture può essere osservata/ascoltata in Inghilterra.
Non so se i progettisti (Mike Tonkin e Anna Liu )si siano ispirati ai racconti di Ballard, ma il risultato è quanto meno affascinante.
Su YouTube si possono trovare numerosi video dell’opera e della sua realizzazione. Image


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