Storia sfocata con biscotti

… avevo caldo martedì scorso, un caldo determinato dal sole inaspettato e dai miei strati di vestiti neri … t-shirt nera, pullover nero, giacca nera, borsa bianca … alle 13.00 esatte decido di sedermi in un posto all’ombra, un “uomo nero” con una borsa bianca seduto all’ombra di un palazzetto liberty. Aggiungerei che non ero proprio il ritratto della felicità, a ripensarci ora direi che ero affranto e con lo sguardo un po’ perso.
Comunque ero seduto. Ero seduto e non facevo assolutamente caso a chi avevo vicino, anche perché non avevo nessuno vicino, e non facevo assolutamente caso a chi mi passava davanti o dietro. Ma il mio non fare caso alle persone era uno stato di coscienza che di lì a poco sarebbe cambiato … e non solo per quel martedì.

Mentre allenavo la mia vista a raggi X, cercando di guardare oltre la palazzina che avevo di fronte una figura sfocata attraversa il mio campo visivo e interrompe per un attimo i miei esercizi da supereroe … non contenta la figura sfocata decide di tornare sui suoi passi come se volesse provocare volontariamente una seconda interruzione dei miei raggi X.
La figura sfocata prende forma solo quando mi rivolge la parola:

figura sfocata: “mi scusi se la disturbo, potrei regalarle dei dolcetti?”

uomo nero: “come dice?”

figura non più sfocata: “sa … ho tanti biscotti a casa, me li porta mia nipote e vorrei regalarle alcuni dolcetti, posso?”

uomo nero: “la ringrazio, ma sono le 13.00, mi ero solo fermato un attimo e ora ho un appuntamento per pranzo”

signora anziana con pullover blu: “stia tranquillo non le farò perdere tempo, io abito proprio qui sopra salgo un secondo e arrivo”.

… io con lo sguardo insospettito e abituato a non farmi fermare per strada e non dare retta agli sconosciuti sono rimasto bloccato sul muretto, all’ombra, in attesa che signora-anziana-con-pullover-blu tornasse coi biscotti.

Dopo pochi minuti mi viene regalata una busta di plastica con il seguente contenuto:

1. Quattro biscotti.
2. Una busta di latte a lunga conservazione, aperta ma quasi piena.
3. Una tazza di vetro.
4. Tre tovagliolini di carta.

… una sola spiegazione: “… sa io sono anziana e ho molti biscotti, ma lei è giovane e i biscotti servono più a lei che a me”. Poi la signora anziana con il pullover blu torna ad essere una figura sfocata e io mi trasformo in un uomo nero con borsa bianca e busta di plastica bianca.

Dovete sapere che ho smesso di mangiare latte e biscotti all’età di cinque anni e da allora non ho più nemmeno lontanamente pensato di bere del latte ne, tanto meno, di inzupparci dentro dei biscotti.

Per due giorni non mi sono mai separato da quel sacchetto di plastica e dal suo contenuto, sono stato a pranzo, ho avuto una riunione di lavoro, ho fatto revisioni ad alcuni studenti, sono andato a cena e poi a dormire e di nuovo lavoro … senza mai lasciare quella busta. Ero solo in attesa di capire cosa farci.
E poi semplicemente l’ho aperta e ho mangiato il mio primo biscotto inzuppato nel latte … dopo trent’anni di astinenza.

Mi sono sentito come Harold Crick, il protagonista di Stranger than fiction.

Il latte non mi è piaciuto ma questa storia ha provocato in me almeno queste due reazioni visibili:

1. ho rivisto “Stranger than fiction” e mi sono divertito da morire.
2. ho capito che non tutte le sagome sfocate sono in realtà sfocate … alcune di loro hanno un pullover blu e dei biscotti da regalare. Image


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