Si sa che noi giovani architetti lavoriamo più con Photoshop che con Autocad (sulle motivazioni bisognerebbe fare un altro particolareggiato post) e allora perchè non mettere le nostre competenze di abili ritoccatori al servizio di una più ampia fetta di mercato? Pensate al business del fotoritocco, altro che condoni e accatastamenti!
Per avere un'idea guardate e imparate da questo sito.
Nuove opportunità di lavoro per gli architetti
28 July, 2005, 5:44 pmLa mia vita da caffeinomane
28 July, 2005, 5:26 pm
Sono sicuro che se dovessero fare una ricerca statistica sul
consumo di caffè nei luoghi di lavoro gli studi d’architettura sarebbero ai
primi posti.
E questo solo grazie al contributo che quotidianamente diamo Peter e il sottoscritto. Abbiamo raggiunto un grado di esperienza e sofisticazione nell'assunzione quasi industriale di caffè che solo una vera dipendenza può dare.
Dopo aver raggiunto il fondo (e per fondo intendo bere un cocktail fatto con i fondi delle tazzine lasciate da una settimana sui tavoli da disegno) inizi ad apprezzare tutte le sfumature di un caffè: aroma, colore, consistenza, corposità e temperatura.
Il caffè segna i ritmi dello studio. Il primo appena si arriva, il secondo dopo aver sistemato i lavoretti più semplici, il terzo per ritrovare la concentrazione, il quarto per riprendere dopo pranzo, il quinto quando arrivano visite, e poi il sesto, il settimo...
In tutto questo ci siamo resi indipendenti (vedi post precedenti) ma, da buoni caffeinomani ci piace andare alla ricerca di nuovi posti ed eleggere i nostri preferiti. Se c'è tempo arriviamo in via Piave, quando vogliamo "godere" allora c'è tavoletta, se i tempi sono ristretti si va al bar Napoli (però solo se c'è la ragazza, specie di regola fissata insindacabilmente da Peter), se siamo disperati in piazza San Francesco (sperando che non ci sia il vecchio barista).
Eppure, c'è stato un tempo in cui il caffè mi faceva schifo...
E questo solo grazie al contributo che quotidianamente diamo Peter e il sottoscritto. Abbiamo raggiunto un grado di esperienza e sofisticazione nell'assunzione quasi industriale di caffè che solo una vera dipendenza può dare.
Dopo aver raggiunto il fondo (e per fondo intendo bere un cocktail fatto con i fondi delle tazzine lasciate da una settimana sui tavoli da disegno) inizi ad apprezzare tutte le sfumature di un caffè: aroma, colore, consistenza, corposità e temperatura.
Il caffè segna i ritmi dello studio. Il primo appena si arriva, il secondo dopo aver sistemato i lavoretti più semplici, il terzo per ritrovare la concentrazione, il quarto per riprendere dopo pranzo, il quinto quando arrivano visite, e poi il sesto, il settimo...
In tutto questo ci siamo resi indipendenti (vedi post precedenti) ma, da buoni caffeinomani ci piace andare alla ricerca di nuovi posti ed eleggere i nostri preferiti. Se c'è tempo arriviamo in via Piave, quando vogliamo "godere" allora c'è tavoletta, se i tempi sono ristretti si va al bar Napoli (però solo se c'è la ragazza, specie di regola fissata insindacabilmente da Peter), se siamo disperati in piazza San Francesco (sperando che non ci sia il vecchio barista).
Eppure, c'è stato un tempo in cui il caffè mi faceva schifo...
Caffè #1
28 July, 2005, 5:07 pm
Ore 11.
Sono già alla mia terza macchinetta di caffè. Sarà il caldo, la pressione bassa, l'afa appiccicosa, non so, ma oggi neanche se mi facessi il caffè per endovena riuscirei a mettere i neuroni sulla posizione "on".
Sono già alla mia terza macchinetta di caffè. Sarà il caldo, la pressione bassa, l'afa appiccicosa, non so, ma oggi neanche se mi facessi il caffè per endovena riuscirei a mettere i neuroni sulla posizione "on".
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