Un uomo senza patria

Troppo tardi ho scoperto Kurt Vonnegut.
Coincidenza ha voluto che dopo due giorni che avevo iniziato a leggere Mattatoio n. 5 Vonnegut sia morto.
Devo dire che la coincidenza mi ha un po' spiazzato e per togliermi qualsiasi dubbio sulla eventuale correlazione tra la mia lettura e la morte dell'autore ho letto l'ultimo libro di Ammanniti, così, come test. E non essendo successo niente (ad Ammanniti, intendo, o almeno spero) ho la coscienza tranquilla.
Vonnegut mi ricorda mio nonno. Stessa generazione, stessa ironia.
Solo che mio nonno invece di scrivere giocava a bocce e pertanto non sarà ricordato dai posteri per quelle perle di saggezza che ogni tanto ci regalava.
Vonnegut, alla veneranda età di 83 anni, ha raccolto i suoi interventi apparsi sulla rivista In these Times e li ha pubblicati.
Il libro, si legge in mezz'ora, è divertente, dissacrante e fa riflettere su tanti temi ma in particolare sulla stupidità umana.
Così, ho pensato, perchè non riportare qualcuno dei pensieri di nonno Kurt?
Beccatevi questo.

"Le comunità virtuali non costruiscono nulla. Non ti resta niente in mano. Gli uomini sono animali fatti per danzare. Quanto è bello alzarsi, uscire di casa e fare qualcosa. Siamo qui sulla Terra per andare in giro a cazzeggiare. Non date retta a chi dice altrimenti."

K. Vonnegut, Un uomo senza patria, minimum fax, Roma 2006, p. 57.



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