Barzin

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Cosa fa un uomo quando viene lasciato/si lascia consensualmente, che poi sotto sotto è la stessa cosa? Ci sono varie opzioni.
  1. decide di recuperare il tempo perduto (perduto nel mantenere viva una relazione monogamica a forza di pizzeebirra e sesso divertente come un cruciverba fatto a letto con la febbre) lanciandosi in numerose quanto effimere relazioni sociali il cui fine essenziale è il mutuo scambio di numeri telefonici, contatti di FB e liquidi corporei.
  2. si chiude in casa e, con stoico quanto virile senso intimo di sofferenza, partorisce un album intenso, sofferto, classico nella sua struggentevolezza e un po' pallosetto come ha fatto Barzin.
Il problema è che sia la prima che la seconda opzione sono mera utopia, o meglio un caso su un miliardo di miliardi, e la vera condizione della maschia sofferenza è quella che ti porta a sedere sul divano davanti alla televisione per vedere una partita di calcio e accorgerti all'improvviso che il campionato è finito da un pezzo e non te ne sei nemmeno accorto.
Tutto questo per dire che ieri sera abbiamo ascoltato Barzin dal vivo a Pescara e che la cosa che mi ha colpito di più è il suo vibrato che ricorda vagamente quello di Julio Iglesias.


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