
Interno newyorkese, luci soffuse, musica di sottofondo, candele e fiori sparsi ad arte. Sembra di essere in un film di Woody Allen. I personaggi sono quelli: artisti, poeti, attori, curatori d’arte, giornalisti, qualche medico e… noi.
All’inizio ci sentiamo a disagio, come pesci fuor d’acqua, anche perché l’età media è quella di Allen, appunto, sui settant'anni. In realtà abbiamo chiacchierato con tutti bevendo vino californiano e mangiando sushi vegetariano. Mortale l’insalata condita con una salsa al limone e aglio. Massimiliano per sbaglio l’ha mangiata e appena ha aperto bocca ha sparato un’alitata che ha fatto girare sconvolti tutti i vicini. Per fortuna che un bel sorso di vino ha smorzato l’effetto sulfureo del condimento sennò addio resto della serata.
In generale gli americani con cui conversiamo sono subito accoglienti. Appena sanno che veniamo dall’Italia iniziano a cercare immancabilmente di parlare italiano, se va bene, o, in alternativa, spagnolo, portoghese e francese. Finita la sequenza di “buonna serrra”, “como sta”, “spagheddi” e “vorei un capuccino” si passa alla sezione “vacanze” con l’enumerazione di tutte le località visitate in una vita. Solo dopo questa trafila si inizia a parlare come le persone normali in modo più comprensibile. E tutto questo si è ripetuto ogni volta che abbiamo attaccato a parlare con qualcuno.
Durante la serata abbiamo conosciuto uno scultore/attore, tipo alla redford, un po’ cowboy (secondo me un gigolò) che ci ha raccontato di aver avuto una compagna che viveva in un trullo (pensa un po’), una ex infermiera che ci ha terrorizzato sulla pericolosità di Brooklyn (“quando uscite dalla metropolitana fiondatevi nel museo senza guardare nessuno. Non fate capire che siete turisti. Niente cartine o guide turistiche. E se vi fermano per strada guardateli fissi negli occhi – e faceva con due dita a V tipo serpente - pssss psss – per chi non lo avesse capito psss psss è il sibilo del serpente) e così, en passant, ci ha raccontato di aver deciso di avere un figlio da sola ad età avanzata ( mi ha bisbigliato qualcosa all’orecchio, allora io ho detto se poteva ripetere e lei scandito la frase: “ho usato LO SPERMA DI UN DONATORE” provocandomi l’inghiottimento del nocciolo di oliva che avevo in bocca); una simpaticissima fumettista che realizza cartoni animati (è stata un anno a studiare a Roma e parla un italiano praticamente perfetto, sconvolgente se si pensa che manca dall’Italia da vent’anni! ); una poetessa canadese (io immaginavo che le poetesse fossero un po’ tutte anzianotte, vestite di tweed, con i baffi grigi, e invece questa poteva essere la sorella minore di Edwige Fenech); una altolocata signora bionda che, o ha trent'anni e alle spalle un’adolescenza passata tra droghe e alcool, oppure ha ottant'anni e il miglior chirurgo estetico del mondo.
C’è anche un altro italiano, un "artista", fondamentalmente un imbucato, che, appena arrivato si è fiondato sul buffet, si è stappato una bottiglia di vino, si è seduto e ha spazzolato tutto quello che aveva davanti. Appena ha finito se n’è andato, non prima però di aver fatto vedere a tutti l’ultima sua opera che ha provocato nei presenti il più ricco campionario di espressioni facciali ipocriti che mi sia mai capitato di vedere (excellent, amazing, wonderful, incredible…)
