Nell'universo tolstoiano delle oltre 2000 pagine di Guerra e pace non poteva mancare la figura dell'architetto. Lo ritroviamo descritto come un cortigiano, un parassita alla mensa del proprio benefattore, figura grigia che funge da partner muto dei dialoghi/monologhi del suo burbero committente. L'unico elemento che lo caratterizzi è il suo essere felicemente accondiscendente con chi gli dà il pane e quel “fazzoletto a quadretti” in cui si soffia il naso.
Non so, ma sotto sotto ho l'impressione che poco sia cambiato dal 1800 a oggi.
“All'ora fissata il principe, incipriato e rasato, entrò nella sala da pranzo, dov'era atteso dalla nuora, dalla principessina Maria, da m.lle Bourienne e dal suo architetto, che per uno strano capriccio era ammesso alla tavola, sebbene per la sua condizione sociale quell'uomo insignificante non potesse in alcun modo contare su un tale onore. Il principe, che nella vita si teneva sempre con fermezza alla differenza delle classi, e ben di rado ammetteva alla sua tavola anche i più ragguardevoli funzionari del governatorato, invece, per l'architetto Michele Ivànovic, che si soffiava il naso in un angolo della sala in un fazzoletto a quadretti, dimostrava che tutti gli uomini sono eguali, e più di una volta aveva cercato di persuadere sua figlia che Michele Ivànovic non era in nulla da meno di lui e di lei. A tavola il principe rivolgeva la parola più spesso che ad altri al taciturno Michele Ivànovic.”
[Lev Tolstoi, Guerra e pace, Arnoldo Mondadori Editore, 1970, p. 195]
ps. vi vengono in mente altri architetti descritti o protagonisti di opere letterarie?
Dopo “Architetti al cinema” potremmo inaugurare una nuova sezione dal titolo “Architetti in libreria”.
L'architetto Michele Ivànovic
27 October, 2008, 1:02 pm
by Rem
in Chiacchiere al bar
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