Alla c.a. di We are social

gentile We are social,
vi ringrazio per avermi mandato l'invito a partecipare alla campagna Thinking Spaces e faccio i complimenti per il bellissimo sito con tanto di interazione 3d e foto stilose in bw.
Prima di rispondere all'invito vorrei porre alcune domande relative alla campagna pubblicitaria.
  1. Chi è il committente: l'Economist o Spotify? Dal sito non si capisce il perchè di tutta questa importanza data a Spotify rispetto ad altre forme di ascolto in rete di musica e il ripresentarsi continuo di questo nome sia nel sito che nelle domande a cui invitate a rispondere mi fa sorgere il dubbio che a beneficiare di questa campagna sia proprio Daniel Ek (fondatore e CEO di Spotify).
  2. qual è l'obiettivo dell'Economist? farsi conoscere tra i blogger europei? Creare un ambiente in cui condividere questa idea di Thinking Spaces? Allora perchè non permettere a chiunque di far vedere i propri "spazi per pensare" senza limitarsi a un ipotetico e futuro "inserimento" nel sito?
Mi sembra che la volontà di aprire ai media sociali di questa campagna alla fine non sia così "social" perchè in realtà è unidirezionale e gestita in toto da Economist e l'effetto finale potrebbe essere addirittura controproducente.
Un'ultima considerazione: l'interfccia 3d è stupefacente ma era necessaria tutta questa "esposizione muscolare"? Da quali considerazioni è nata questa scelta tecnologica rispetto ad altre meno avanguardistiche ma più aperte alla condivisione?

Ringrazio per la pazienza che avrete nel leggere questa mail e spero di ricevere le risposte ai dubbi di quel blogger sempliciotto che mi ritengo di essere.

un saluto rem


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