Durante la mia ricerca delle Regole universali della vita (ovvero: "Ognuno fa come gli pare, l'importante è crederci") mi sono imbattuto in questa Top 10 scritta da Michael McDonough (famoso?!?!? architetto americano) e pubblicata su The Architect’s Newspaper del 2004.
La classifica, ma sarebbe più corretto parlare di decalogo, l'ho trovata in questo sito ed è abbastanza cinica e disincantata da essere perfettamente credibile.
Le 10 cose che non mi hanno mai insegnato a scuola
di Michael McDonough
1. Il talento è un terzo della formula del successo.
Il talento è importante in ogni professione, ma non è garanzia di successo. Duro lavoro e fortuna sono ugualmente importanti. Duro lavoro significa autodisciplina e sacrificio. Fortuna vuol dire, tra le altre cose, accesso al potere, contatti sociali, denaro o tempo. In fatti, se non sei molto talentuoso, puoi sempre riuscire puntare sugli altri due. Se pensi che abbia torto, guardati intorno.
2. Il 95 % di ogni professione creativa è lavoro di merda.
Solo il 5 % è attualmente, in una semplicistica maniera, divertimento. A scuola questo è ciò su cui ti concentri; è 100% divertimento. Toc toc. Nella vita reale, la maggior parte del tempo è lavoro d’ufficio, lavoro noioso, controllo, negoziazione, vendita, raccolta di soldi, pagamento di tasse e così via. Se non impari ad amare le noiose, pesanti e stupide parti della tua professione e a svolgerle con diligenza e attenzione, non avrai mai successo.
3. Se tutto è importante, allora niente è veramente importante.
Ne ascolti un sacco sui dettagli, da “Non arrovellarti sui dettagli” a “ Dio è nei dettagli”. Entrambe sono vere, ma con una spiegazione molto importante: gerarchia. Devi decidere cosa è importante, e poi dedicartici per prima cosa. Tutto è importante, ma non tutto è importante allo stesso modo. Una persona di successo mi ha insegnato questo: “Guarda Qualcuno da odiare (King Rat, di Bryan Forbes, 1965) è tutto lì."
4. Non riflettere troppo sui problemi
Una volta, quando ero ancora a scuola, il grande Steven Izenour mi disse, dopo all’incirca una settima di lavoro, “ OK, lo hai risolto. Ora finisci”. Ogni altra critica che facevo cercava di complicare e prolungare il problema quando, nei fatti, era stato già risolto. I progettisti sono ossessivi per natura. Questa era una rivelazione. Qualche volta hai centrato il bersaglio. La cosa è finita. Vai avanti.
5. Inizia con ciò che sai; poi affronta ciò che non sai
Nel design questo significa “disegna ciò che sai”. Inizia mettendo giù ciò che già sai e comprendi. Se stai disegnando una sedia, per esempio, sai che le persone hanno un’altezza prevedibile. L’altezza della seduta, l’angolo di riposo e i requisiti di carico possono essere per lo meno approssimati. Così, disegnali. La maggior parte degli studenti entrano nel panico quando affrontano qualcosa che non conoscono e che non sanno controllare. Dimenticalo. Inizia dall’inizio. Poi lavora su ogni cosa ignota, risolvila e mettila da parte una alla volta. È la regola più importante del design. Nello Zen è espressa con “Sii dove sei”. Funziona.
6. Non dimenticare il tuo obiettivo
Definizione di un fanatico: qualcuno che raddoppia i suoi sforzi dimenticandosi il suo obiettivo. Studenti e giovani designer spesso si avvicinano a un problema con intuito e bravura e successivamente scivolano nella confusione, nella paura e nello spreco di forze. Dimenticano i loro obiettivi, e ne creano altri andando avanti. Un’idea originale è una sorta di dono divino. Gli artisti lo sanno. “Cattura il momento”, dicono. “Rendigli onore.” Scrivi la tua idea su di un pezzo di carta e attaccalo di fronte a te.
7. Maggiore è il peso che sposti, maggiore è la probabilità che perdi l’equilibrio.
La presunzione è pericolosa quanto la mancanza di sicurezza. Sii modesto quando affronti i problemi. Riconosci e accetta la tua ignoranza, poi lavora con impegno a migliorarti. Fai domande. Il potere – il potere di creare cose e imporle al mondo – è un privilegio. Non abusarne, non sottostimare le sue difficoltà, o ti verrà alle spalle e ti darà un bel calcio nel sedere. La grande ruota del karma, anche se lentamente, gira sempre.
8. Le strade dell’inferno sono lastricate di buone intenzioni; ovvero, nessuna buona azione rimane impunita.
Il mondo non è fatto per favorire il meglio piuttosto che il peggio. Non dipende dalla bravura o dall’innovazione perché se così fosse, il sistema sarebbe imprevedibile. C’è bisogno di statistiche e previsioni. Così, le buone intenzioni e le idee brillanti vanno contro il contratto sociale quasi per definizione. Saranno messe in discussione e richiederanno enormi sforzi per avere successo. La maggior parte falliscono. Aspettati di lavorare duro, aspettati di fallire qualche volta, e aspettati di ricevere rifiuti. Il nostro lavoro è come un’arte marziale o una strategia militare: mai sottovalutare l’avversario. Se credi nell’eccellenza, troverai un avversario quasi in ogni cosa.
9. Tutto alla fine deve avere un risultato
Non importa quanto fico sia il tuo rendering, non importa quanto brillante sia il tuo saggio, non importa quanto favolosa sia qualsiasi cosa tu abbia fatto, se non puoi produrlo, distribuirlo e farlo conoscere, in sostanza non esiste. Dedicati alla produzione. Organizza la produzione. Produzione, produzione, produzione. Mostrami il risultato.
10. Il resto del mondo conta
Se speri di realizzare qualcosa, avrai inevitabilmente bisogno di tutta la gente che odiavi alle scuole superiori. Una volta frequentavo una prestigiosa scuola dove l’idea era “se sei qui, sei così importante che il resto del mondo non conta.” Nessuna persona che ho conosciuto in quella scuola ha mai avuto successo. Infatti, la maggior parte sono quel genere di impiegati di medio livello che avevano tanto disprezzato quando erano studenti. Un abito non fa un genio. Non importa quanto buono sia il tuo progetto, qualcun altro lo deve costruire o produrlo. Qualcuno deve assicurarlo. Qualcuno lo deve comprare. Rispetta questa gente. Hai bisogno di loro.
Le 10 cose che non mi hanno mai insegnato a scuola
27 March, 2007, 7:36 pm
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