Di ponti e spirali

Giornata impegnativa: mattinata a lavoro con A. e poi via, per le strade a rubare i raggi di un sole caldo come non ne avevamo visto da quando siamo arrivati.
Scendendo per Broadway ci fermiamo all’Apple Store a Soho tanto per gustare la differenza con quello già visto. Stessa scena ma questa volta lo spazio è più arioso e meno oppressivo, resistiamo un po' di più anche perché Massimiliano decide di acquistare la ram per il suo mac.
Riprendiamo la passeggiata ed entriamo da Prada. Ovviamente non ci sfiora nemmeno l’idea di fare acquisti ma ci giriamo intorno alla ricerca di dettagli e materiali sotto lo sguardo costante di venditori elegantissimi e azzimati.
Scendendo oltre, seguendo Lafayette av., arriviamo a Chinatown che ci coglie un certo languorino. Entriamo nella peggiore bettola che ci capita a tiro e scopriamo perché tutti a NY vengono da queste parti per mangiare: solo due dollari per un involtino primavera e una porzione industriale di riso alla cantonese. Mangiamo in piedi tra anziani cinesi che sembrano degli ulivi secolari per quanto sono storti e artritici.
Completamente ristorati affrontiamo finalmente il ponte di Brooklyn e lo spettacolo è esaltante: dall’alto del deck si riesce a catturare con un solo colpo d’occhio lo skyline di Manhattan. La passeggiata sul ponte dura una mezzoretta, più che altro per il tempo passato a fare infinite foto o ad aiutare altri turisti che decidono immancabilmente di farsi immortalare con lo sfondo della città.

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È ancora presto e spinti dall’adrenalina provocata dalla vista del panorama (o più probabilmente dal glutammato di sodio del cinese) prendiamo la metro e arriviamo al Guggenheim decisi a entrare e visitare la mostra Spanish paintings. El Greco to Picasso. All’interno il museo è spettacolare: sembra di vorticare e si è completamente presi dall’onda ascensionale generata dalla spirale. La mostra è interessantissima, svela ascendenze e influenze delle pittura seicentesca su tutta l’arte del novecento ma basta girarsi verso lo spazio centrale per dimenticarsi di tutto.
Non si può resistere alla tentazione di affacciarsi sul grande vuoto per scorrere il nastro inclinato del parapetto e la gente che si muove per le gallerie. È uno spazio complesso e disorientante per l’assenza di punti di vista predefiniti e prospettive imposte. Il movimento è centripeto e tutto è attirato verso il cuore del vuoto centrale. Un vero capolavoro che verrebbe voglia non si arrestasse al quinto livello ma continuasse a crescere verso l’alto, all’infinito.

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