Ultime dal cinema


Questo mese mi sono preso l'impegno di andare una volta alla settimana al cinema e interrompere finalmente la sequenza di dvx scaricati. Con la scusa che tanto stanno su cd non stavamo più andando al cinema e, soprattutto, stavamo vedendo solo schifezze di cassetta, insomma quello che si trova più facilmente nel peer-to-peer.
E così è successo che abbiamo visto Broken flowers di Jarmusch in un cinema strapieno ("ma la gente allora esce ancora di casa a metà settimana, è interessata a un cinema di nicchia e si diverte pure" pensavo nell'aria surriscaldata della sala) e poi il pubblicizzatissimo "I segreti di Brokeback Mountain". È di questo che voglio parlare.
Non è un capolavoro. Mi complimento con l'ufficio stampa per l'attesa mediatica che ha creato intorno al film, ma non è un capolavoro. È intenso, a tratti struggente, a volte un po' comico, ma sopratutto ti resta in mente. Magari la vista di uno di quei cieli infiniti, la bellezza della montagna, uno sguardo dei personaggi, o magari la colonna sonora che ha circolato nelle mie orecchie senza che riuscissi a ricordare esattamente il motivo. Per un qualche motivo, e ognuno troverà il suo, il film lascia qualcosa dentro.
La storia non la racconto, tanto la trama la conoscono tutti (amore contrastato e impossibile tra due cawboy...) e vorrei soffermarmi, invece sugli aspetti positivi e negativi. Iniziamo da questi ultimi.
1. Troppi temi: omossessualità-bisessualità-disciminazioni-incapacità di accettarsi-società retrograda e maschilista-figure femminili sullo sfondo se non assenti ecc. ecc.
Niente di nuovo. Anche la sbandierata (dai giornalisti) infrazione dell'ideale di un far west macho e duro non mi sembra un gran chè: come se non fossimo ormai abituati a trovare una sessualità cangiante, multiforme e flessibile (nonostante tutti gli affanni, invece, della santa romana chiesa) anche in rudi mandriani.
2. il film è altalenante: storia d'amore da giardino dell'eden, relazione impossibile in una società rurale, tragedia della discriminazione, melodramma sentimentale. Anche in questo caso, c'è un po' di tutto, accontenta una larga fetta di pubblico ma disperde l'interesse.
Ma veniamo ai lati positivi.
1. i paesaggi sono mozzafiato e appaiono tanto più belli quanto sono paragonati con lo squallore dei centri urbani e delle abitazioni. (piccola nota: stavo già immaginadomi impegnato in una gita fuori porta sulle montagne del Wyoming, quando ho scoperto che, per motivi di produzione, il film è stato girato in Canada);
2. le parole a volte non servono. Mi ricordo di un articolo di Nick Hornby in cui criticava Mc Ewan. In sostanza diceva: è facile fare un romanzo in cui i protagonisti sono professori universitari. Sanno esprimersi bene, con proprietà di linguaggio e con frasi forbite ed eleganti. Riescono a esprimere con efficacia anche i più sottili stati d'animo. Ma quando i personaggi non sanno parlare, perchè non hanno studiato, non conoscono la lingua o le finezze del'oratoria, come si fa a descrivere la ricchezza di un mondo interiore con tutte le sue sfumature e sfaccettature? In questo Ang Lee è un maestro a farci comprendere stati d'animo e sentimenti di due personaggi che a stento scabiano 10 minuti di conversazione durante tutto il film.
Un'ultima annotazione. Nel film mi sembra che sia celata una tesi: natura=amore libero e appasionato, società=discriminazione e ipocrisia. Troppo semplice.





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