“Mentre meditava su queste cose, notò una silhouette familiare con i capelli chiari e la sahariana bianca. Era nell'attico sul lato nord-est del tetto, con una mano posata sul macchinario da ginnastica ritmica. Ai piedi di Royal c'era il pastore tedesco con il suo mantello artico, senza dubbio il più bel cane del grattacielo. Senza fare alcun tentativo di celarsi, Anthony Royal fissava su Laing uno sguardo pensoso. Come sempre la sua espressione era un'inquieta miscela dia arroganza e cautela difensiva, come se fosse fin troppo consapevole dei difetti congeniti dell'imponente costruzione che aveva contribuito a progettare, ma fosse determinato a tacitare ogni critica, anche a prezzo di gesti teatrali come il pastore tedesco e la giacca da caccia bianca. Anche se aveva più di cinquant'anni, i capelli biondi lunghi fin sulle spalle lo facevano apparire magicamente giovane, come se l'aria più fresca di quelle grandi altezze lo avesse in qualche modo preservato dal comune processo di invecchiamento. La fronte ossuta, ancora segnata dalle cicatrici dell'incidente, era reclinata da un lato e dava l'impressione che stesse controllando se un esperimento che aveva predisposto fosse finito.”
J. Ballard, Il condominio, Feltrinelli, Bologna 2005, p. 30.
L'architetto Anthony Royal
25 November, 2008, 9:59 am
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