La decisione di spendere il tempo a smontare, scartavetrare, raschiare e poi spruzzare è nata tutta da un’illuminazione.
Tadao ed io eravamo a una conferenza in cui, a un certo punto, venivano fatte vedere le immagini di un’installazione artistica che consisteva in una serie di vecchie bici colorate di tinte fluo che scorrazzavano come fantasmi per una città olandese. È stato allora che ho deciso: “Anch’io voglio la bici fosforescente”.
Ammetto che il risultato di tanto lavoro sia una vera schifezza: il colore, lungi dall’essere uniforme e compatto, ricorda lo stucco veneziano, insomma ha un’effetto marmorizzato non voluto che conferisce quel tocco estremamente personale al colore.
La pittura con le bombolette, poi, è stata piuttosto difficoltosa, causa forti raffiche di vento e generale inesperienza, e ha avuto pesanti effetti collaterali consistenti in nuance e striature arancio fluo su:
- 5/4 di terrazzo (1/4 ha conservato il colore originario grazie all’unico foglio di giornale usato come protezione).
- Lato del tavolino da esterno (precedentemente) bianco.
- Ginocchio sinistro.
Quando sono andato dal meccanico per farmela sistemare, la sua reazione è stata quella di coprirsi gli occhi inorridito: “Beh, qualcosa da ridire sul colore?” gli ho fatto minaccioso. Non ha obiettato nulla e alla fine non si è fatto nemmeno pagare.
