La Settima Av. è caotica, piena di gente, negozi e fastfood di tutti i tipi, ma soprattutto è viva. Nel tragitto facciamo un salto da Macy’s, uno dei grandi magazzini più imponenti della città ma scappiamo subito inseguiti da aggressivi promoter di profumi. Questa sera è piacevole camminare per le strade della Settima e della Sesta, c’è meno gente e anche se fa freddo non c’è vento.
Nella sottile lama di cielo che si intravede tra i palazzi ogni tanto si vede l’Empire State Building e ci ripromettiamo di andare fin su per vedere NY non più con la testa piegata all’insù ma dall’alto verso il basso.
Finalmente arriviamo al MoMa che fa buio, il momento ideale per vedere le proiezioni di Doug Aitken. Il progetto, dal titolo Sleepwalkers, Sonnambuli, consiste in cinque filmati proiettati in parallelo su altrettante facciate esterne del museo. Non vi nascondo che è stata un’emozione profonda.

I video sono bellissimi. Interpretati da cinque attori (Tilda Swinton, Cat Power, Donald Sutherland, Seu Jorge, Ryan Donowho) raccontano per immagini la giornata di cinque personaggi newyorkesi che, presi dalle attività quotidiane, raggiungono stati onirici e surreali.
È emozionante vedere queste immagini, quasi sempre primi piani e dettagli al limite dell’astrattismo, proiettati e centuplicati sulle facciate del museo. Capita così di notare tra i palazzi lo sguardo sognante di Cat Power o scorgere riflesso sul curtain wall di un edificio il volto inquietante di Tilda Swinton. È forte il contrasto tra la città e i video, le facciate adiacenti sembrano indifferenti alle storie narrate così come lo sono per le vite dei migliaia di passanti. Le immagini parlano di New York e le strade ricambiano creando la colonna sonora perfetta.
La percezione cambia totalmente con le superfici su cui avviene la proiezione. Sul lato cieco si apprezza di più la narrazione del video, nel giardino del museo la qualità delle immagini cambia radicalmente. Le pareti sono completamente trasparenti e le immagini proiettate si fondono con le sale del museo e la gente che è dentro. Dall’esterno non si capisce più se si stia assistendo a una proiezione o se si stia guardando attraverso la superficie del vetro, scrutando la vita della gente che, suo malgrado, è diventata parte del film che si gira quotidianamente nella città. Un forte ribaltamento, uno spiazzamento dello sguardo.
Per chiudere, una nota divertente: la troupe di una televisione brasiliana ci ha ripreso mentre guardavamo i video. Ci hanno fatto star fermi mentre ci riprendevano da diverse angolazioni e poi ci hanno anche intervistati!
– Che ne pensate del fatto di proiettare i video sulle pareti esterne e costringere la gente a stare al freddo? – ha chiesto l’intervistatrice.
– I video sono così belli e le sensazioni così intense che ci si dimentica del freddo – ho risposto mentre saltellavo sul posto cercando di riscaldarmi le chiappe ormai congelate.
