Sull'inserto dell'ultimo Abitare, di cui prossimamente parleremo, c'è una gustosa lettera aperta di un scrittrice, Annie Choi, rivolta ai suoi amici architetti. La lettera risale a un anno fa quando la Choi l'ha pubblicata su Pidgin, la rivista studentesca della Princeton School of Architecture.
Inutile dire che ha avuto un'enorme eco (tra gli architetti, ovviamente) di cui c'è sentore qui(dove trovate anche la pubblicazione originale).
Eccovi alcuni gustosi estratti.
[...] le uniche persone che conosco sono architetti. E tutti progettano vibratori di vetro dove io mai lavorerei né tanto meno andrei ad abitare[...].
Architetti, sarò sincera, voi mi confondete. Lavorate 60, 80 ore la settimana e nonostante questo non avete mai soldi. Perchè non mi offrite un drink? [...]
Gli architetti amano discutere di quanto poco riescono a dormire. In queste occasioni uno dirà che è rimasto in studio fino alle 5 di mattina per tornare indietro dopo due ore. Poi un altro dirà, oh, questo è niente, io non ho dormito per un’intera settimana. E a questo punto, prova a indovinare, un altro dirà io non ho mai dormito. Miei cari architetti, il vostro duro lavoro non si misura sul numero di ore sottratte al sonno. Avete mai sentito nominare Rem Koolhaas? È un famoso architetto. Ho sentito dire che Rem Koolhaas dorme sempre. Credo lo stira facendo anche adesso. Ho anche sentito dire che risolve tutti problemi. E anche che, viaggiando in continuazione, costruisce edifici che assomigliano non a falli di vetro ma a vagine di cemento armato. Dormendo di più, si conquista la vagina. Imparate da Rem Koolhaas. [...]
Gli architetti sono una parte importante della mia esistenza. Mi chiamano alle undici di sera e mi dicono che sono appena usciti dallo studio e mi chiedono se ho fame. Senti, è praticamente mezzanotte. Ho cenato ore fa. È passato così tanto tempo che, in effetti, ho ancora fame. Dunque, sì, ci andrò. E dopo esserci andata, so che là troverò altri architetti impegnati in conversazioni sui virtuosismi di AutoCAD e su qualcosa che riguarda certi pannelli elettrici e non posso credere che questo sia tutto quello che hanno fatto oggi, che lagna! [...]
Guardo a tutta questa gente intorno al tavolo, povera, stanca e affamata e penso a me stessa: ho solo una pallottola in canna, chi sceglierei? Ho un amico che fa il medico. Mi prescrive pillole. Mi piacciono. Ho un amico avvocato. Mi aiuta a fare causa al mio proprietario di casa. I miei amici architetti non mi hanno mai dato nulla. Niente pillole, nessun consiglio medico, e non sanno nemmeno come si scrive “citazione in giudizio”. Un solo architetto, amico mio, si è reso conto una volta che il mio appartamento misurava 18 mq. Carino. Lo ringrazio per questo. [...]
Dunque, cari architetti, vi starò addosso per un po’. Mi auguro che un giorno qualcuno di voi possa diventare medico o avvocato o possa calcolare le mie tasse. E allora tutti rideremo pensando al tempo in cui passavate le vostre serate a parlare di qualche europeo mai incontrato, che progettava edifici che non avreste mai visitato poiché eravate troppo occupati a lavorare a qualche cosa che non sarebbe mai stato costruito. [...]
Gli architetti visti dai non-architetti
24 September, 2007, 9:45 am
by Rem
in Chiacchiere al bar
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