Il viaggio in treno è molto bello e vale anche da solo lo sforzo di una sveglia anticipata. Usciti da Harlem, il percorso si snoda tutto lungo il fiume Hudson e basta poco per essere dimenticarsi di essere a pochi minuti dalla città. La giornata è limpida, il cielo enorme ha un colore azzurro sbiadito e tutto è nelle tonalità del fango: il fiume, che in molti punti sembra una baia per quanto è ampio, gli argini, le colline, anche gli alberi.

Questa poi, è la prima volta che saliamo su un treno americano. Le proporzioni della carrozza sono più larghe che alte, sembra una scatola di carne Montana e i finestrini sono bassi e larghi. Il controllore è una vera macchinetta e trafora biglietti a velocità supersonica. Dove passa lui lascia scie di coriandoli.
Arrivati a destinazione ci accoglie un freddo tagliente e corriamo al museo. Ci scorta all'opera di Heizer una guida vestita tutta di nero, scopriremo poi che si tratta della divisa d'ordinanza. L'opera era stata originariamente realizzata all'aperto e questa è una copia fatta nel 2002. Nel pavimento sono scavate quattro cavità di diversa forma: un cubo con un altro più piccolo scavato nel mezzo, un cono, un prisma a base triangolare che ricorda un tetto visto dal basso e, infine un cilindro. Le pareti interne delle cavità sono rivestite da spesse lastre di acciaio con una patina leggermente purpurea. Ad avvicinarsi vengono le vertigini e ci si sente pericolosamente attirati in basso, una sensazione potente e da brividi.

Il resto della mattinata è passata tra le opere di Sol LeWitt, incredibili le pareti percorse dai suoi sottilissimi segni a matita, Donald Judd, Dan Flavin, Fred Sandback, Robert Smithson, Walter De Maria e Richard Serra. É stato emozionante muoversi tra le sue gigantesche spirali di acciaio corten per poi ritrovarsi al centro, in spazi raccolti e intimi.

Non contenti, una volta tornati a New York abbiamo deciso di sfruttare l'entrata gratuita del venerdì sera al Moma.

C'era una fila lunghissima per entrare ma alla fine ce l'abbiamo fatta e siamo saliti subito a vedere la mostra Design and the Elastic Mind. Inutile dirvi che l'esposizione in sé non è particolarmente interessante e che è molto meglio navigare con attenzione e tempo il fantastico sito web. Sempre al Moma facciamo un giro alla mostra Colour Chart in cui si fa fatica a gustarsi i quadri a causa della ressa. Visto che era ancora presto e vogliamo strafare, decidiamo di uscire e fare una scappata al Guggenheim dove c'è la giornata “pay what you wish”. Arriviamo e troviamo la solita fila che gira intorno all'isolato. Purtroppo dopo un quarto d'ora ci avvisano che hanno terminato i biglietti per la serata, ci toccherà tornare un altro giorno.
ps. Auguri di buona Pasqua a tutti gli Architetti e Non-architetti SenzaTetto.
