Domenica mattina. Usciamo di casa diretti verso il Metropolitan (o come lo chiamano qui “met”) con l’intenzione di passarci gran parte della giornata. Appena usciti dalla metropolitana ci accoglie un vento siberiano come mai avevo incrociato. La faccia diventa un budino al crem caramel e le orecchie rimangono attaccate al cranio solo grazie al cappello.
Mentre cerchiamo di apparire disinvolti nel nostro stato di ibernazione semovente ci superano da destra e da sinistra orde di indigeni che fanno footting diretti a central park. Allibiti decidiamo di fare un salto di fronte al Guggenhei giusto il tempo di scattare qualche foto prima di perdere falange, falangina e falangetta. Prima sorpresa: l’esterno del museo di Wright è in restauro.

Poco male. Scappiamo come dei pinguini verso il Metropolitan nella speranza di scongiurare l’assideramento.
Il “met” è uno dei pochi musei di NY dove si entri gratuitamente. Veramente ognuno può dare quanto vuole ma nelle biglietterie la frase “as you wish” è scritta piccolissima e tutti ci cascano.
La collezione è molto bella, spiccano Picasso, Van Gogh, Monet, solo per citarne alcuni. Molto bella la sala che ospita la ricostruzione di un piccolo tempio egizio (ma che ci fa un tempio egizio a NY? ) e che si affaccia con una grande vetrata su Central Park: insomma, giusto il mio ideale di depandance…
La cosa che più è rimasta impressa, però, è stata la mostra dal titolo Glitter and Doom, dedicata ai ritratti di artisti tedeschi a cavallo delle due guerre. Crudeli e grotteschi i dipinti di Otto Dix, Grosz e Schad, per non parlare degli schizzi preparatori e di molti disegni.
La sera, tornati a casa, ci siamo fatti la mitica “colazione all’americana” con uova strapazzate e bacon croccante. Lo so che andrebbe mangiata la mattina ma friggere uova e pancetta appena svegli non è proprio il massimo.
