L'imperdonabile ritardo nel rendicontare l'avvenuta visita al Pecora Nait già tradisce la non completa soddisfazione.
Certo, la pecara alla callara è pur sempre la pecora alla callara, ma mangiata su una panca traballante, con piatti di carta e forchette che cedevano miseramente sotto i miei colpi vigorosi ...
E poi per quale ragione disturbare il fiero pasto con musica assordante (e mal mixata) di qualche giovane di buona volontà ma di poca esperienza?
Per non parlare del teatro dialettale... per me assolutamente insopportabile: nell'80% dei casi, se non più, è solo una espressione volgare di una tradizione linguistica e culturale che più passa il tempo e più mi sembra perduta. Non basta usare termini che suscitano l'ilarità generale per fare teatro dialettale. Non basta un ma chi sctì ddì (ma cosa dici) o un ma vatt'a 'mbenn (ma vatti a impiccare) o un sctà svrevugnate (questa svergognata) per portare avanti la tradizione abruzzese.
Mi spiace dirlo, ma il dialetto vero è aulico: non è l'insieme sregolato di varianti e declinazioni locali, l'ammasso di forme e modi di dire di campagna, ma una lingua vera e propria, con una sua grammatica e una sua terminologia. Certo, la terminologia può avere varianti locali, ma se la frissora si chiama frissora, non puoi chiamarla la tiella... è un'altra cosa...
Insomma, non è la parlata del cafone e non può essere ridotta a questi minimi termini.
Il dialetto è una cosa seria.
Almeno quanto cacio e ove...
sulla pecora nait e altre divagazioni
22 August, 2006, 12:40 pm
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