Ikea

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Conosco uomini che un tempo si chiudevano in bagno con una rivista porno, ora invece quando vanno al bagno si portano un catalogo Ikea.
C. Palhaniuk, Fight Club

Siamo in fila da venti minuti ad aspettare di entrare nel grosso capannone blu e giallo. Siamo in fila come davanti agli Uffizi o al Louvre, e secondo quello che ci dice l’intrattenitore, l’esperienza che stiamo per vivere è quella di un evento estetico definitivo, la rivelazione di un nuovo stile di vita che ci renderà migliori, più felici e, perché no, più biondi e alti.
Sali, sali e poi ti trovi a seguire un percorso obbligato tra soggiorni, cucine, intere case che ti promettono non un tavolo né delle sedie ma una vita diversa dal design funzionale e giocoso.
Tutto ha un nome, solo i visitatori di questo luna park in truciolato e rivestimento melaminico sono anonimi e sperduti di fronte a questo miraggio arredatorio.
Tutti pensano: come starebbe bene questo in camera da letto, come sarebbe bella la cucina con tutti questi vasetti, ma come ho fatto a vivere fino adesso senza le tende a pacchetto.
Mentre vaghi stordito ma felice ti riempi la borsa gialla di piccoli oggetti, tanto non costano niente, annoti con cura nome, collocazione e numero di codice degli eventuali oggetti da ritirare in magazzino e intanto continui a vagare in questo sogno collettivo ad occhi aperti in cui basta una lampada dal nome impronunciabile per cambiarti la vita.
Esci all’aria aperta con un carrello di oggettini di plastica, vetro, alluminio e compensato e con qualche centinaio di euro in meno nel portafoglio.
Solo allora ti accorgi che presi singolarmente gli indispensabili complementi d’arredo non costano nulla ma messi insieme sono una bella botta, ma fai finta di niente, hai vissuto un’esperienza illuminante: la strada verso la felicità passa attraverso l’arredo della tua casa.
Se ci fai caso, è anche più semplice ed economico che elaborare una serenità interiore a costo di pallosissime letture o noiose tiritere spirituali.
Meglio comprare un mobiletto e montarselo a casa: vivi meglio, gestisci lo spazio con intelligenza e possiedi un pezzo di design conservato nei musei più importanti del mondo.
Il problema è quando hai spacchettato tutto dai propri imballi ecologici e montato viti e bulloni, ti siedi godendoti l’euforia provocata dall’odore di legno e collanti chimici e ti accorgi che, a parte il nuovo annaffiatoio a forma di foglia verde, la tua casa fa veramente schifo e la tua vita non è migliorata nemmeno di un micron.
E allora inizi a sfogliare il catalogo e a cercare nuove soluzioni d’arredo, nuovi tavoli, nuove librerie, nuovi sottovasi, nuove lampade, nuovi bicchieri, nuovi divani, nuove tende, nuovi cuscini…

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