un'altra piazza inospitale



Pescara ha una lunga tradizione di piazze inospitali. Piazze che invece di accogliere e invitare alla sosta, riescono ad allontanare pedoni, vecchietti e bambini. Ora abbiamo una nuova piazzetta posta sul fianco di San Cetteo, dove c'era un vecchio edificio cadente e poi, per anni, un cantiere che ha partorito la tal opera. A vederla passando in macchina, la piazzetta mi ha subito incuriosito per la presenza di alcuni elementi, sorta di parallelepipedi scavati, che si trovano al centro e su due lati del quadrato della piazza. Mi incuriosivano perchè, con i loro pannelli in vetro bianco e le massicce cornici bianche, evocavano opere di Dan Graham o Donald Judd. Così, l'altra sera, complice una serata lobotizzante in tv, abbiamo deciso con Massimiliano di andare a vedere da vicino. Inutile dire che i riferimenti a Graham sono scomparsi immediatamente. I parallelepipedi sono delle balaustre che servono ad impedire ai malcapitati di cadere in un fosso che attraversa per lungo la piazza e sul cui fondo scorre incessantemente dell'acqua. L'immagine che meglio di ogni altra può descrivere la piazza è "cimitero". Mancano solo delle lapidi e il gioco è fatto. Tutto lo spazio libero (quello non attraversato dal fiumiciattolo) è trattato a prato con delle microbordure e con sottili cipressi posti agli angoli. Quattro panchine sembrano messe lì a caso. Su tutto troneggia una mastodontica fontana fatta con un agglomerato di rocce da cui zampilla acqua. Il risultato è un po' inquietante: potrebbe essere un monumento alla Majella, una interpretazione retorica dell'acqua come sorgente di vita, un sacrario per le vittime del free climbing (la tentazione di arrampicarsi sulle rocce è forte ma bloccata dal flusso costante di acqua) o, più semplicemente, l'ennesimo pincone fallico urbano, un prestante menhir bitorzoluto e fradicio. Ma rimane una domanda: chi è l'autore? Se avete notizie aiutateci.


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