Architettura e media, un'immagine distorta

Martedì arriviamo alla Casa dell'architettura a Roma (ex acquario romano) pronti a seguire un dibattito che speriamo interessante, male che vada daremo finalmente un volto a Salvatore.
All'ingresso ci accoglie un'amica. Gli esiti di un workshop a cui ha partecipato sono in mostra nel giardino dell'acquario, in realtà sono stati sfrattati e relegati in un angolino dallo stand di viabizzuno, un mega container bianco che il giorno prima ha tenuto una festa promozionale. Ci spiega che lo scopo del workshop è proporre un progetto per il giardino ormai praticamente abbandonato. Stanno proponendo dei questionari agli utenti del posto e li vedo chiacchierare con alcune vecchiette assiepate strette strette su una panchina. A non più di 3 metri da loro su un'altra panchina dei ragazzi si stanno preparando delle siringhe, il tutto all'aria aperta e in totale noncuranza. Mi chiedo se abbiano proposto anche a loro di riempire il questionario, come utilizzatori dello spazio (a quanto pare ideale per farsi una pera mentre si aspetta la coincidenza di un treno alla stazione termini) avrebbero da dire qualcosa.
Entriamo nell'acquario e chiedo a una ragazza a un banchetto chi sia il relatore che sta parlando in quel momento. Mi dice che non ne ha la più vaga idea e nemmeno le interessa, è lì solo perché la sorella presenta un libro. Inizia a raccontarmi un sacco di cose, mi piacerebbe continuare a chiacchierare con lei dei suoi fatti personali, della sorella, del libro e lo farei pure (amo la capacità che hanno i romani, e che non ho ritrovato in altri, di passare in 3 secondi netti dallo stato di emerito sconosciuto ad amico carissimo di famiglia ) ma ci sarebbe il "convegno" da seguire.
Inizia una dicendo che "c'è bisogno di un nuovo vocabolario".
Poi un'altra dice: "nei tg si va dietro alle polemiche e non ci sono contenuti...".
Poi un altro dice: "i giornali sono assediati dai pr degli studi di architettura...".
Poi un altro dice: "ma perché un giornale dovrebbe parlare di architettura?...".
Poi un'altra dice... veramente non ho capito niente, so solo che il microfono aveva dei picchi da stordimento e la signora parlava come la Marchesini che fa la sessuologa.
Poi ha parlato l'architetto famoso e ha detto "tutta colpa del postmoderno...".
Poi doveva parlare Salvatore ma gli si è inceppato il computer, allora ha parlato uno che ha detto "stramalediciamo Piano ogni volta che lavoriamo all'auditorium…" e ha continuato parlando di acustica.
Poi ha parlato una che ha detto: "tra le archistar e la cronaca nera ci siamo noi..."
Poi finalmente è partito il computer e Salvatore prima ci ha fatto sentire una voce sintetizzata che sembrava HAL2000 con la laringite e poi ha detto "in Italia 15%, 25%, 35%, 8%..."
Poi siamo passati alle domande dal pubblico, che non erano domande ma altri interventi.
Uno ha detto "10 italiani hanno buttato dalla finestra due albanesi..."
Poi un altro ha detto "é tutta colpa del corviale..."
E poi subito dopo un'altra ha detto: "nun è vero gnente, è che ce l'avete tutti col Corviale ..."
Poi un altro, col casco della moto tenuto stretto sotto braccio, ha detto: "perchè noi a Roma facciamo gli orti..."
Poi un altro ha detto: "sono il sindaho di ... "
Quando, dopo questo primo giro di interventi "eterogenei e sbarazzini", si doveva finalmente arrivare a un dibattito, una presa di posizione, una chiarificazione dei temi, a delle argomentazioni e proposte, il chairman ha detto: "dobbiamo lasciare la sala tassativamente alle 9, grazie e buona notte a tutti."
Caro Salvatore, è stato bello conoscerti e vederti (da buoni meridionali ci siamo subito abbracciati e baciati manco non ci vedessimo da secoli eppure era la prima volta che ci incontravamo) ma non s'è capito niente del tuo intervento per cui mi aspetto prima o poi di leggerlo sul tuo blog.
Per il resto una cosa è chiara, non è l'architettura nei mass media ad essere distorta, ma la testa della gente (a partire dalla mia che non ci ho capito un'emerita cippa e che alla fine ci ho guadagnato un abbraccio di Salvatore e una matita da cantiere regalata dall'organizzazione del convegno).


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