
Per le strade c’è confusione, ogni metro c’è un negozietto che vende le stesse cose, magliette con la scritta I LOVE NY, ombrelli, guanti, borse, imitazioni, come dalle nostre parti. Non appena ti avvicini ti chiedono “Watches, Rolex?” come se acquistare dei Rolex per la strada fosse cosa da tutti i giorni.
Le strade sono monotematiche: solo gioiellerie, solo parrucchieri, solo unghie finte, solo ristoranti, solo pesce, solo frutta e verdura. Di fronte ai fruttivendoli regna una ressa costante. Sembra che la gente ci si fiondi solo perché c’è casino, proprio come da noi in piazza.
Insegne solo in cinese, senti parlare solo cinese, anche il Mac Donald ha l’insegna in doppia lingua. Entrare in un supermercato è stato divertente: frutti mai visti, oggetti pacchiani, enormi pesci vivi stipati in piccoli acquari che ti guardano e sembrano chiederti “Liberami, liberami”.
In tutto questo bailamme non stupisce che al reparto “santini” si possa trovare un’immagine di Gesù, però in tecnicolor come si usa nella supersatura iconografia cinese.
Al ritorno ci siamo fatti Broadway Av. e siamo ritornati di colpo nell’America più consumistica. Negozi da tutte le parti e poi, all’improvviso troviamo lo showroom Prada di Koolhaas. Peccato che avesse appena chiuso ma anche dall’esterno è un bello spazio, interessante con l’onda che scende giù e poi risale.
Mentre guardavamo con il naso schiacciato sul vetro ha iniziato a nevicare con violenza e siamo dovuti scappare via. I fiocchi di neve andavano così forte che entravano come proiettili anche nelle orecchie.
Urge un paraorecchie che qui sembra l’accessorio-moda a cui proprio non poter rinunciare.