
Era da tempo che non aggiornavamo la nostra raccolta di apparizioni di pseudo-architetti al cinema, ma devo dire che a parte le occasioni inverse (cioè dal cinema all'architettura: vedi il caso eclatante di Brad Pitt, della serie solo se hai alle spalle milionate di dollari fatti grazie a faccette insulse e bicipiti oliati puoi dedicarti alla vera architettura che non è mai arte ma hobby) non riuscivamo a trovare nuovi esempi fino a che non ci ha pensato questa quasi sconosciuta figlia del maestro dogmatico danese Susanne Bier e la sua opera Noi due sconosciuti.
Nel suddetto film, decantato per l'incredibile sensibilità con cui descrive il sentimento del dolore (se a parlare è una donna) oppure affossato come soporifero se non per l'apparizione delle caste, ma sempre grosse, bocce della Harry (se a parlare è un uomo) è presente una figura di architetto niente male. L'architetto in questione è lo sfigato marito della Berry il quale è superfigo (godete colleghi, godete) in quanto belloccio, simpatico, affidabile, creativo e con la moglie gnocca ma, purtroppo gli tocca di morire (toccatevi, colleghi, toccatevi) dando quel senso di necessaria verosimiglianza al film. Perché un architetto così non si è mai visto nella realtà, oppure sì e si tratta di Brad Pitt che però non ha ancora avuto la laurea honoris causa in architettura. Ripensandoci: razza di miopi opportunisti della facoltà di Pescara, invece di dare la laurea honoris causa a Pistoletto non la potevate dare a Pitt che ci guadagnavamo in credibilità tutti quanti?
Tornando al nostro architetto cinematografico, mi fa piacere che a interpretarlo sia Duchovny. Non so perché ma l'ho sempre immaginato bene nella parte di un architetto. Sarà perché quando lo vedevo in X-files, tutto preso a combattere contro alieni e mostri mutanti, lo sentivo particolarmente vicino alla pratica professionale italiana?

