Stato di calamità naturale e democratica


Quando guardo le foto del centro storico di L’Aquila mi vengono in mente immagini di guerra. Questa volta le bombe non sono state scaricate dal cielo ma dal sottosuolo. È come se la città fosse stata bombardata dal basso invece che dall’alto. L’Aquila è un città rasa al suolo da bombe “ignoranti”: ignoranti delle più normali leggi del costruire, delle strutture geomorfologiche di un territorio instabile.
L’Aquila, come tutte le città in macerie, è una città occupata, una città espugnata e posseduta da forze aliene che, come sempre, agiscono solo e soltanto per il bene degli occupati. Facendo l’autostrada sono comparsi strani cartelli che si sono sovrapposti alla normale segnaletica stradale e indicano una segnaletica militare. Tutto il territorio sembra essere diventato uno stato indipendente, uno Stato del Vaticano del Terremoto, gestito da forze militari. Ma chi ha deciso che gli aiuti dovessero essere gestiti da forze militarizzate? Chi ha deciso che un evento sismico decreti la fine dei diritti civili? Chi ha stabilito che le popolazioni residenti debbano solo accettare, o meglio subire passivamente, le decisioni poste da un governo dell’emergenza in mano a pochi oligarchi militarizzati?
Da quando la protezione della protezione civile si trasforma in atti coercitivi, intimidatori e per niente trasparenti, volti a rinforzare ed esaltare le gesta “eroiche” di presidenti del consiglio improvvisati direttori di cantiere?
Forse è il momento di dire: “Grazie dell’immenso e meraviglioso aiuto che ci avete fornito ma ora vorremmo decidere anche noi del futuro della nostra città e del nostro territorio. Con fatica, con dolore, tra le mille e infinite difficoltà che inevitabilmente ci saranno, dateci la possibilità di ricominciare a vivere una vita che si possa definire civile, a partire dalle condizioni materiali, tende, case prefabbricate o condomini su piastre, lavoro, fino a quei diritti democratici che pensavamo appartenessero a tutti i cittadini italiani.”
Per capire di cosa sto parlando, guardate questo video.



ps. La cosa che mi ha colpito è l'evidente affermazione ossimorica dell'agente della Digos quando afferma: "Qua quello che bisogna fare lo decidiamo noi. Ok? Siamo d'accordo?" cioè, se decidi solo tu che mi chiedi a fare se sono d'accordo? Essere d'accordo implica uno scambio di vedute, il raggiungimento di un compromesso, la selezione tra opzioni, se la decisione è imposta non ci può essere accordo. Ma è risaputo che gli agenti della digos (che poi non so se sia effettivamente della digos o altra agenzia) non siano proprio dei raffinati sofisti.

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