Mi permetto di pubblicare il testo di un pezzo dei Uochi Toki, che è in loop da giorni da queste parti...
l'mp3 lo trovate qui:
http://www.architettisenzatetto.net/files/ilclaustrofilo.mp3
Il Claustrofilo
Uochi Toki
da Libro audio (La Tempesta Dischi, 2009)
Un architetto fatto e finito
anzi, progettato e costruito
al ventiquattresimo autunno nel punto massimo di sopportazione
porta gli occhiali, sparisce nei sotterranei
non lascia scritto niente dei ai sui suoi contemporanei
pratica l'arte del nascondersi
dentro i cunicoli che la gente usa in metro per muoversi
rimesse, caldaie, locali tecnologici, condotti termici ed altri spazi privi di vigili
divorati dalle ruggini, polveri sedimenti ed affioramenti umidi
l'estetica della noncuranza
la manutenzione di grado salvezza
sono le linee di forza di ogni costruzione posta sotto la crosta terrestre
sopra la terra si cresce
sotto la terra si germina
un architetto non parla non progetta e non sovraccarica
quando invece preferisce, delimita, abita.
Un architetto fatto e finito
anzi, progettato e costruito
al ventiquattresimo autunno fa il punto della situazione
preferisce i materiali, ricostruisce i modelli
per non confrontarsi inventa nuovi livelli
che siano indispensabili per sostentarsi
il suo laboratorio è situato là dove nessuno è solito avventurarsi
così farà in tempo a costruire qualcosa
prima che qualcuno gli dica di non provarci perchè potrebbe sbagliarsi
piuttosto che opporsi e scegliere di adeguarsi
è meglio nascondersi e presentarsi dopo anni
diversi e porti un personale realtà dei fatti
che matura negli spazi non contaminati
perfettamente coibentati
paralleli e diametrali
perchè ci sia un vera scelta tra i piani
e non ci si elimini vicendevolmente come tra spazi euclidei e lobačevskijani
Scelte spaziali personali
reset sugli spazi comuni
palette di angoli generata alienata dai default
soffocata dai presetter e vocal pattern precedenti all'archetipo
utenti che si credono programmatori
ostacolano il progresso con sguardo dimesso
con visuale ampia a 300 gradi sugli assi xyz
io mi prendo quei 60 di visuale cieca
che stanno sotto terra
economia degli ambienti
occupano il quarto asse
quello dei tempi
stabilisco la mia casa
disegno la città futura
riqualifico gli spazi che non si utilizzano in modo efficace
niente parchi o verde imbrigliato
niente negozi ulteriori
niente locali o parcheggi
niente inaugurazioni
niente azioni critiche
solo abitazioni sotterranee
per relazioni non istantanee
per chi si concentra in poco spazio e poco ossigeno
le mie facoltà verbali si liberano
parlo a scatti.
Strati intorno, sotto e sopra
mano d'opera scava buchi
non mi tocca, la mia porta
sempre chiusa, la mia casa
sempre occulta, una stanza
fuori gente, dentro tutto
fuori niente, dentro niente
interesse, già perduto
parli troppo, resto muto
ami il traffico , amo il chiuso
io mi sposto, non incontro
dopo un torto, non riposo
tu sereno, sei estremo
io cammino, tu cammini
ci dividono , dei tombini
tu fai tardi, non so l'ora
luce filtra, sto leggendo
vado in duomo, sotto terra
senza metro, passo d'uomo
mi procuro, tu acquisti
siete tristi, sono chiuso
siete allegri, sono neutro
sotto terra, come i morti
sulla terra, tu ti sposti
quali costi, quali affetti
tu rifletti troppo poco
io rifletto, tocco il vuoto
tu rifletti, troppo poco
ma capisci, penso troppo
mi nascondo, provo gioia
mi nascondo, sono puro
io disegno, dove abiti
nel futuro, ti rinchiudo
ti dirigo, con la penna
la città, sarà diversa
chi comanda è chi progetta
chi disegna, chi si sposta
la protesta, non mi serve
cosa serve la matita
la matita, la matita
Il Claustrofilo
2 February, 2009, 11:05 am
by Massimiliano
in Musica, maestro
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