Spesso, quando vado al parco per correre, mi imbatto in esemplari di una fauna insolita. Una volta ho incontrato uno scoiattolo nero con una macchia bianca sul petto; un’altra volta ho visto un fagiano sgambettare tra i prati convinto di essere l’unico ospite della pineta; un’altra volta ancora ho visto un picchio femmina (esemplare di insegnante di educazione artistica in libertà) che picchiettava con un martelletto sui pini staccandone pezzi di corteccia. L’esemplare però più unico e stravagante è il ragazzo uccello. Si tratta di un ragazzino di circa 16, 17 anni, biondino e un po’ acneico che si mette appollaiato sulla barra per gli esercizi.
La barra in questione è un tubo di ferro orizzontale posto a una distanza da terra di circa due metri dove, in teoria, si dovrebbero fare esercizi come quelli dei ginnasti, solo che se cadi azzoppi sulla terra cruda. Io, al massimo, avevo visto qualche trippone che ci si appendeva per 10 secondi lasciandosi penzolare come un caciocavallo, almeno fino a oggi. Non so come abbia fatto a salirci sopra, fatto sta che nei miei sette giri durati in totale 45 minuti, il ragazzo uccello non si è mai mosso dal suo trespolo. È rimasto sempre lì, tranquillo e sereno senza far nulla, e ogni volta che ci sono passato sotto guardava avanti, verso il fondo della pineta.
Al settimo giro non ce l’ho fatta più. Mi sono avvicinato nella mia corsetta strascicata e gli ho chiesto: – Scusa, ma che fai lì appollaiato?
E lui – Faccio cose.
E dicendolo ha fatto un gesto della mano, una rotazione del polso dall’interno verso l’esterno, l’indice e il pollice a formare una pistola, il gesto che si farebbe per spiegare una cosa ovvia e definitiva, come mettere le carte in tavola durante una partita di scala quaranta.
Mi sono sentito stupido per la domanda e me ne sono andato salutandolo. Gli ho fatto il segnale universale di Fonzie, o degli imperatori romani al colosseo, il pugno chiuso col pollice alzato, come per dire: continua pure che vai alla grande.
Il ragazzo uccello
19 October, 2005, 6:43 pm
by Rem
in Diario di bordo
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