Idraulico faidate

Tutto è cominciato mentre cercavo disperatamente di scrivere una relazione.
I pensieri continuavano a sfuggire e la mia attenzione, invece di concentrarsi sulla pagina, era tutta presa a captare un rumore di fondo. Un suono che ricordava una fontana, un gorgoglio di ruscello: lo sciacquone del bagno che perdeva.
Alla fine non ho retto più e, armato di tutti gli attrezzi reperiti in casa, ho iniziato a smontare la cassetta.
La maledetta è incastrata nel muro e per armeggiare al suo interno dovevo infilare al suo interno il braccio fino al gomito in una fessura di 15 cm per 15 cm. Dopo vari tentativi di rimettere la guarnizione a posto sono rimasto incastrato col braccio nella cassetta.
Bloccato con mezzo braccio nella parete, la faccia schiacciata sulle mattonelle, le gambe a cavallo della tazza, nella mente si sono affacciati numerosi pensieri omicidi, il primo dei quali rivolto verso lo sciacquone, il secondo verso l'idraulico che ha montato il cesso, il terzo verso chi ha sadicamente progettato una cassetta in cui la manutenzione equivale a un forma estrema di bondage.
Ho fatto un bel respiro, recuperato un po' di calma e, slogandomi il polso, ho estratto l'avambraccio.
Deciso a vendicarmi, ho pensato bene di allargare l'apertura a colpi di martello. Ho mandato in frantumi intonaco e cemento senza alcun esito. Allora ho cercato di strappare la mascherina di plastica prima con le pinze e poi, per il nervoso, con i denti con l'unico risultato di lasciare il mio calco dentale ben impresso sul bordo di plastica. Niente da fare. Ho pensato che sarei riuscito almeno a rimettere la guarnizione nella sua posizione originaria vedendo effettivamente il foro nel fondo della vaschetta che fino ad allora avevo solo tastato con le dita.
Come un dentista, ho usato uno specchietto e come torcia, non avendone una, la lampada della scrivania collegata alla presa dalla parte opposta del bagno. Ho guardato il foro, la guarnizione, ho focalizzato tutto il mio odio sul bordo metallico ma non è valso a nulla: continuava a perdere. Mentre reggevo lo specchietto la lampada mi è sfuggita di mano finendo sulla cabina doccia che si è magicamente aperta in quattro parti.
Sporco di ruggine e calcinacci, con in mano la lampada e nell'altra lo specchietto, il bagno ridotto a un cumulo di macerie, inebetito e stanco mi sono dichiarato sconfitto.
Ho rimesso tutto a posto, bloccato il galleggiate, avvitato viti e bulloni e rimesso in piedi la cabina doccia.
Nel bagno, come dopo una battaglia alla conta dei danni c'erano:
  1. uno sciacquone completamente fuori uso;
  2. le mie braccia così piene di graffi ed ematomi che se mi vedono mi mandano direttamente in comunità senza passare per il SERT;
  3. l'articolazione del gomito che ora raggiunge un innaturale angolo di rotazione.
Ci sono anche delle cose positive: adesso invece dello sciacquone uso un secchio che, essendo personalizzabile quanto a riempimento, permette di avere un controllo più ecologico del consumo d'acqua. Ma, soprattutto, la maggiore rotazione del gomito mi consente di salutare stringendo la mano stando anche di spalle. E comunque, sciacquone dico a te, hai vinto una battaglia ma la guerra è ancora aperta.


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