Scusate la faccia

Imprenditore esibizionista, designer erotomane e per questa settimana anche cronista culturale. Fabio Novembre è l'uomo del momento. Sguinzagliato da Abitare in veste di inviato speciale al Salone del Mobile di Milano, sta regalando i suoi principi in ogni domanda e in ogni citazione. Ci voleva proprio un mediatore culturale sul carrozzone del design, tenuto conto che gli anni dei grandi maestri sono andati da un pezzo. Novembre è un'interfaccia umana per professionisti, curiosi e investitori pronta a sdrammatizzare l'Italia per come è oggi nel suo core business, la Milano da bere. Ma non conta solo esserci, occorre anche partecipare, per questo il nostro è presente non solo in veste di critico ma anche di progettista. Due anni fa ci aveva lasciati tutti a bocca aperta applicando alla sempreverde e sempre riconoscibile Panton Chair un culo, o meglio tutto il retro dalla schiena ai piedi, in versione per lui e per lei, Him e Her l'originalissimo branding per Casamania. A qualcuno sarà anche piaciuto il divertissement della proposta e la bella forma di entrambe le versioni, ma tornando al design il pollice è decisamente verso. Image Novembre, il riciclaggio non si fa così, rimettiti a progettare con una forma di copia e incolla più tua, che usare come modulo di base la roba degli altri è come fare le cover dei Beatles cantate in italiano. Come riportato dal prode Rem, è lui stesso il primo a credere nelle parole di Isaac Newton “ho potuto guardare lontano perchè sono salito sulle spalle dei giganti”. Quest'anno invece ci ha messo la faccia. Comparso in mutande nella pubblicità, non era il caso di insistere con le parti vestibili. O forse dopo essere salito sulle spalle di Verner Panton è diventato lui stesso un gigante e ha copiato se stesso, riproponendo lo stesso modulo con una maschera al posto delle chiappe: la Nemo Chair per Driade. Image Io qui invito tutti a sospendere per un attimo il giudizio su questo progetto, una variante di quello dell'anno scorso che già faceva pena di suo, e per quest'uomo, che per una volta ha voluto essere sincero e ammettere di fronte a colleghi e critici che ha la faccia come il culo.


Incomunicabilità

Più guardo i suoi scombinati video e più mi affeziono a quest'uomo. Il salone del Mobile ora ha senso solo perchè c'è lui. Ancora non capisco se ci fa o ci è ma ha una naiveté così disarmante che non si può non volergli bene. Ingenuità come quella che dimostra quando cerca di far parlare quel muro di policarbonato trasparente che è Tokujin Yoshioka. Il nostro Fabio Undicesimo (come il mese, ovviamente) non sa che è praticamente impossibile riuscire a far rivelare a un architetto/designer le proprie fonti d'ispirazione. Nessuno rivelerà mai da quale rivista degli anni '60 ha copiato l'idea nè che sul comodino ha la monografia di Khan piuttosto che di Breuer.
Il nostro ingenuo intervistatore non sa, o finge di non sapere, che anche sotto tortura, mettiamo mentre gli viene tagliata l'ultima falangetta delle dita dei piedi con un seghetto da traforo, un architetto continuerebbe comunque a dire che l'ispirazione del suo ultimo progetto gli è venuta guardando il vento, leggendo una poesia, sentendo il rumore di una foglia che cresce, e mai e poi mai ammetterebbe di aver sfogliato 1000 Chairs.
Fabio si lamenta della scarsa comunicatività del giapponese. Ma ci credo bene: intervistato e intervistatore sono due mondi paralleli, uno viene dall'iperuranio e l'altro da Lecce, uno disegna questa

e l'altro questa


Per chiudere, mi è piaciuta molto la citazione di Newton che Novembre ha ripetuto cocciutamente come un mantra (alla decima volta l'ho imparata anch'io) per sollecitare non dico una impossibile risposta, ma anche solo una reazione di pseudointeresse nella sfinge nipponica: "Ho visto così lontano perché sono salito sulle spalle dei giganti".
Questo spiega molto di quella sofisticata operazione metaprogettuale consistita nel prendere la Panton Chair e nell'appiccicarci sotto un culo.



Page :  1