
Mangon fa lo spazzasuoni. Il suo lavoro consiste nel ripulire stanze e ambienti dai suoni residui lasciati da traffico, applausi, urla, preghiere. Per questo lavoro ha un particolare talento: riesce a sentire le tracce sonore lasciate nel passato direttamente col suo orecchio. Innamoratosi perdutamente di una cantante d'opera decaduta la aiuterà a calcare le scene per l'ultima volta per poi, tradito, tornare al suo umile lavoro.
Nel racconto di Ballard (Lo spazzasuoni, 1960), i suoni restano attaccati alle cose e alle pareti come scie odorose. Raccontano del passato, delle vicende avvenute in spazi apparentemente vuoti.
La performance di ieri sera all'ex-mattatoio, a opera di Globster (live set) e Francesco Polcini (
Anche se non era chiaramente percepibile l'intento, e questo mi sembra il punto debole dell’operazione (far riflettere sulla inumanità dell'industria dell'alimentazione carnivora? puntare il dito sulla schizofrenia di una società che da un lato estetizza gli animali a simpatici gadget e poi ne tortura le carni? rivelare la dicotomia di uomini sapiens-sapiens in bilico tra istinto predatore e coscienza eco-animista? ), l'effetto è stato violento.
Per far riaffiorare l'odore del sangue dal pavimento di cemento e i rumori degli zoccoli che scalpitano degli animali uccisi è bastata un'immagine tinta di rosso, l'eco di un suono campionato nascosto tra i glitch elettronici. L'ambiente, con tutti i ganci che ancora sono appesi al complesso sistema di binari aerei, è come una bomba carica in attesa di un detonatore. E basta una scintilla, nella forma di un colore o di un suono, per far rivivere sensazioni macabre e violente.
Lo spettacolo poteva essere anche più efferato e l'alternanza di immagini cruente e ironiche (bellissime le due animazioni di Monica, attimi di leggerezza) ha mitigato il senso montante di malessere.
All'uscita, un po' per sdrammatizzare, girava la proposta di una bella tagliata di manzo e due salsicce alla brace.
Per chiudere, mi è venuta alla mente una strana associazione. Uno dei vecchi capannoni del mattatoio è stato trasformato in lussuosa e trendy palestra. Mentre aspettavamo l'inizio dello spettacolo, si vedevano corpi sudati e muscolosi appesi a carrucole e tiranti delle macchine del fitness. Una versione postindustriale e sublimata, ancora una volta, di un mattatoio.
