Ieri, tra un blog e l'altro mi sono imbattuto nella frizzante polemica a 2/3 che ha avuto inizio tra le righe della pressTletter. Tutto è partito da una una lettera di Luca Guido che, con modi garbati e profondendosi in mille complimenti sulle acclarate capacità progettuali e culturali del vincitore, faceva notare come la legittima vittoria di Pippo Ciorra fosse però macchiata dalla frequente frequentazione del summenzionato con membri della giuria, tra cui Aldo Aymonino.
Prontamente Aymonino ha risposto con una specie di organigramma delle sue relazioni sociali, a partire dagli amici di vacanze fino ai parenti dei cugini delle sorelle delle prozie dei nonni degli zii acquisiti, come a dire che non è colpa sua se conosce mezzo mondo (ovviamente la metà che conta nell'architettura italiana).
Subito dopo c'è stata la condanna morale di Ugo Rosa che si è scagliato sulla presunta paraculaggine di Aymonino e ha tirato su una filippica sui concorsi che sono tutta una farsa e compagnia bella. Tutti alla fine dichiarano, in sostanza, che il problema è alla radice e riguarda l'organizzazione e lo statuto stesso dei concorsi di architettura in Italia.
Visto che ho impegnato così tanto tempo a leggere questi saggi e dotti articoli, trascurando addirittura il taglio mensile delle unghie dei piedi, mi sento in diritto di esprimere anch'io la mia opinine sullo stato dei concorsi di architettura. Premesso che non c'è niente di nuovo sotto il sole (ve lo ricordate il sito delatorio “arcaso”) e che basta partecipare a due concorsi per capire l'andazzo, mi permetto umilmente di proporre un'idea che, grazie alla sua imparzialità, equanimità e rispettosità delle capacità progettuali di ogni singolo progettista, sarà sicuramente in grado di risollevare le sorti dei concorsi in Italia.
L'idea è questa: ogni partecipante scarabocchia su un post-it il progetto, scrive un motto (che è la cosa più divertente dei concorsi), piega il tutto a metà e lo inserisce in un'urna. Poi si chiama il nipote della signora del primo piano, lo si benda e, dopo un bello scossone all'urna, gli si fa estrarre un post-it. Quello è il vincitore. Gli si dà una targa, una stretta di mano e 10 € per il fastidio. Dopodiché si va tutti al bar, il vincitore offre il caffè ai partecipanti e un ovetto kinder al nipote della signora, ci si saluta e finalmente si torna tutti quanti a chiedersi come cazzo si fa a campare con questo mestiere.
