Come ogni anno Milano impazzisce dietro quel baraccone rutilante, volgarotto, finto-trendy e demenziale che è la fiera del mobile. Con la scusa che si tratti di un comparto industriale fondamentale (come se produrre cose inutili e costose fosse basilare per l'umanità) e che sia importante esserci per avere i contatti giusti, torme di cocainomani del design si aggirano flute-muniti per locali surriscaldati dalle lampade alogene e puzzolenti di plastica d'imballaggio.
Ma il segno dei tempi (e sono tempi bui, buissimi) lo danno le due riviste italiane più in vista.
Abitare manda in giro Fabio Novembre ad autoincensarsi (ha scritto un libro ed è in pieno tour promozionale) e a fare il simpatico con i suoi carissimi amici (
uelà, cazzo è da una vita che non ti vedevo, amico mio carisssimo ). Novembre è il Morgan del design: gran declamatore di cazzate, intellettuale buono per i salotti televisivi e talmente egocentrico da prodursi in imbarazzanti pose in mutande verde militare.

Ma la tua è solo invidia, direte. Invidia di che? Del vuoto pneumatico riempito di prosecco, frasi a caso e contatti giusti?
E poi che figura Abitare. Una rivista seria può scrivere (anche se sul sito web, e che siamo deficienti? ) frasi di questo tipo:
Se Milano, ritualmente, si accende per la Sua Settimana, Fabio Novembre, protagonista del design internazionale, ma anche abitante di questa città, conoscitore delle sue strade e dei suoi intrecci, sarà per Abitare guida divertita e insaziabile tra tutte, le tante, cose di questa edizione. Ironico, ingordo quando basta, travestito per essere ancora più riconoscibile, chiassoso e curioso. Cliccateci, giorno per giorno a partire da 13 aprile, e scoprite con quale “star” ha scelto di parlare, quale mostra ha attraversato, quali “pezzi” ha individuato, con quale festa chiuderà la serata… Già, il salone del mobile sembra essere una versione laccata e levigata di un festival del pecoreccio dove il divertimento è nel vedere la star, partecipare a feste, farsi fotografare con la modella affianco.
A proposito, che imbarazzo per Domus. Ma Mendini, nuovo direttore, non aveva parlato di un nuovo corso della rivista che doveva essere un faro nel mare in tempesta dei tempi odierni? Quando dice "
La deriva stilistica del design è oltre ogni limite, e indica la perdita di senso del progetto contemporaneo" pensavo si riferisse a un design snaturato ed effimero quanto la moda.
E invece questo è il tono degli articoli, roba che manco Oggi o Donna moderna pubblicherebbe:
Tempi buissimi, sarà per questo che quel gran paraculo di Marcel indossa pantaloni catarifrangenti?