
Se mi trovo in questo locale che sembra allestito per una festa di compleanno pre-adolesceziale (palloncini bianco-azzurri ovunque, anche stampati sul telo che fassbinderianamente copre il fondale) in un’ora che normalmente mi vede già nella mia fase REM profonda, il motivo c’è.
Ed è i chilometri che ho passato a far finta di correre in pineta solo per poter cantare a squarciagola mentalmente, come un mantra,
Io laaascio che le cose paaassino e mi sfiorinooo,
perchè non sono in graado di comprendeerleeee.
Se devo essere sincero, Paolo Benvegnù al primo ascolto non mi era piaciuto: troppo cerebrale, i testi surreali e articolati mi sembravano eccessivamente costruiti, la musica classicamente impostata. Poi, invece, Piccoli fragilissimi Film è diventato il sottofondo a molte, tante, delle mie giornate. Quando l'ex frontman degli Scisma è salito sul palco mi ha dato l’impressione di un reperto anni ’80: vestito di nero, capello a caschetto con frangia basculante, baffetto e pizzetto, giacca nera lucida un po’ troppo tesa su di un ventre rilassato che spesso durante il concerto fungerà da comodo supporto alla chitarra, sgargiante cravatta rossa. Insomma un ibrido tra un Simon Le Bon versione (Please Please tell me know ) Is There Something I Should Know e un Brian Ferry un po’ laido.
Ma quando inizia a cantare tutto cambia.
Il concerto è stato intenso, adrenalinico, i pezzi precisi, taglienti, a tratti esplosivi. I nuovi brani sono complessi e, se fosse possibile, anche più belli di quelli dell’album precedente.
Benvegnù e tutti gli altri musicisti (batterista, bassista e chitarrista) non si sono risparmiati nemmeno una briciola di energia e, cosa divertente, si sono scambiati continuamente i ruoli. A un certo punto, infatti, Benvegnù è passato alla batteria mentre il batterista è passato all’organo e il bassista suonava il contrabbasso.
La palma del polistrumentista più "poli" va però al batterista: con una mano suonava la batteria mentre con l’altra l’organo e contemporaneamente cantava il controcanto.
A riprova della generosità della band, il bis è durato quanto lo spettacolo precedente, con cover, pezzi inediti e per finire una canzone degli Scisma, Troppo Poco Intelligente, che rivela tutta la vena ironica e dissacrante di un cantante solo all’apparenza troppo intellettuale.
Per chiudere il concerto, un Benvegnù in piena libera, si lascia andare a battute alla Zelig:
“Perchè, se come dice l’ex ministro Sirchia – e indica un pacchetto di sigarette – il fumo può uccidere, ricordate che il fuoco non scherza mica.”
