Questo sabato pomeriggio l'ho passato in giro per mobilifici cercando una nuova cucina per i miei. Quella vecchia, compagna di mille avventure culinarie, cade a pezzi.
Del resto non posso dire neppure che non sia stata sfruttata a dovere...
Comunque è ora di cambiarla.
Mi rifiuto, però, di dirigermi ciecamente verso un mercatone qualunque, un'emmezeta o un'ikea, perchè penso che sia meglio spendere un po' di più per una cucina di qualità che spendere la metà per un ammasso di truciolare malamente rivestito... a patto, ovviamente, di poter spendere.
Nel mio peregrinare ho osservato da vicino e attentamente una categoria professionale alla quale per poco due o tre anni fa stavo per appartenere: il venditore di mobili.
Appena laureato, squattrinato come tutti, ho cercato un impiego part-time che mi consentisse di continuare a collaborare in dipartimento, e mi sono imbattuto in una signora (che ci teneva a essere chiamata dottoressa, nonostante fosse laureata in giurisprudenza e dirigesse un negozio di arredamento...) che mi ha offerto 5€ a ora lorde per fare il commesso e fare i progetti degli interni.
Oggi la devo ringraziare perchè è stata lei a convincermi ad aprire uno studio professionale autonomo.
Le venditrici-arredatrici che ho incontrato sabato, rigorosamente donne per i reparti cucine (se non è sessista questo...), sono di due categorie ben precise:
cat. a) sulla cinquantina, capelli sciolti non acconciati, occhiali, vestita in modo semplice e tradizionale, che parla in modo confidenziale con mia madre come se fossero vecchie amiche anche se si sono incontrate due minuti prima (ma questo dopotutto non mi stupisce più di tanto), che parla quasi esclusivamente della praticità del piano di lavoro, della praticità della superficie che si lava con un panno umido, della praticità in genere, e che ci racconta dei figli.
La cucina era orribile, gli sportelli erano in truciolare impiallacciato (che secondo lei è meglio del MDF o del multistrato perchè più leggero...) e, soprattutto, spara un prezzo da utilitaria quattro porte senza considerare gli elettrodomestici.
Solo per il miscelatore voleva 350 euro.
cat b.) sulla quarantina, capello acconciato e ben tinto, abito comodo ma ricercato, che da del lei anche al gatto fuori la porta e che parla di poliamminici, policeramici, poliaccidenti vari e tecnologie, e accessori, ed elettronica varia.
Il linguaggio è quello di un métre che ti mostra la carta dei vini di una cantina esclusiva, che scandisce bene tutte le parole perchè anche quelle hanno un valore, anche quelle pagherai.
Ci ha fatto vedere anche un lettore dvd con monitor lcd da 7" integrato nei pensili...
Il preventivo non l'ha fatto subito, ha preso appunti.
Secondo me per giustificare il prezzo che ci propinerà, che sarà dell'ordine di una piccola berlina tedesca (tecnica, quella dello stazionamento su scrivania, che anch'io ogni tanto uso...).
L'unica cosa in comune è che ambedue evitavano con una certa nonchalance lo sguardo cagnesco di mio padre che è il finanziatore unico di questa vicenda.
Poi ci sarebbe un discorso lunghissimo, che vi risparmio, sui cataloghi.
Solo una domanda: ma quanti di voi hanno una cucina grande come quelle dei cataloghi di cucine? Io il mese scorso ho consegnato un progetto in cui alcuni monolocali erano più o meno grandi uguale...
mah...
Venditore di mobili: tata o sommelier?
13 June, 2006, 8:52 pm
by tadao
in Diario di bordo
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