Parigi o cara

Prima di partire mi ero ripromesso di non stancarmi troppo e invece è stato il solito massacro. Ma come si fa a risparmiare le forze quando a Parigi, dopo due giorni di pioggia e grandine, è scoppiata un'inattesa primavera?
Il mio programma me l'ero bell'e fatto, si intitolava "clochard tour": passare le giornate in giro per gli infiniti parchi parigini con una birra in una mano e un libro nell'altra. No architettura. No bookshop. No shopping compulsivo. No musei.
Alla fine ho fatto un po' di tutto ma le cose che hanno valso assolutamente tutto il viaggio sono state queste.


1. Il velibe
Scorrazzare per il lungo Senna in bici, perdersi di notte tra le strade deserte, fare una caccia al tesoro per trovare il parcheggio più vicino che risultava o pieno (quando dovevamo lasciare la bici) o vuoto (quando ne dovevamo prendere una). E poi il velibe è proprio bello con questo colore scarafaggio schiacciato, il cambio efficiente, il cavalletto come quello delle moto e le luci sempre accese. Me ne sarei portato volentieri uno a casa.


2. I macarons di Pierre Hermés
Ne avevo sentito parlare qui ma assaggiarne uno è un'esperienza divina. Io ho provato il Magnific: cuore di frutti di bosco, intorno crema di pistacchio e il tocco finale del wasabi.


3. I passage
Strade segrete e nascoste sembrano universi paralleli con i loro negozi assurdi e i micro ristoranti. Da non perdere Passage du Caire o quello più fighetto del Grand Cerf.


4. La promenade Plantée
Il prototipo romantico della High Line di Manhattan e, se vogliamo, come potrebbe essere stata fatta la strada-parco a pescara. Sigh.

Ovviamente tante altre cose (il pain aux raisins la mattina, la fornaia antipatica, Dan Graham sotto casa, libri di foto fantastici, il Palais de Tokio e i ballerini scoordinati, la statua della libertà tozza, il frappuccino...)


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